... Nelle molte giornate del cammino da effettuare, ve ne saranno di radiose e di necessariamente in ombra ed è principalmente in queste che il pubblico dovrà farse maggiormente sentire vicino agli atleti. Il campionato non si arresta né alla terza, né alla quarta domenica [...] quindi: avere fermamente fiducia! La vittoria, ne siamo certi, bacerà ripetutamente il nostro vessillo... Luigi Ridolfi

martedì 2 giugno 2015

Gambassi-San Gimignano, la Mirellina, un Delse gagliardo e il suo bastoncino da nordic

Decidiamo di festeggiare la Repubblica in Francigena.. ci restano oramai due tappe per chiudere il cerchio toscano.. i quindici km da Gambassi a San Gimignano e i successivi 30 fino a Monteriggioni..
Trenitalia ci lavora contro e le storiche corriere sembrano essersi dimenticate di questa parte di mondo, toccherebbe cambiare mille volte e l'andata e il ritorno raddoppierebbero il tempo trascorso a camminare..
Decidiamo che la prima è troppo breve.. si pensa di allungarla partendo da Castelfiorentino, servita dalle ferrovie, poi cambiamo.. si parte da San Gimignano.. si raggiunge con.. cosa? niente da fare.. la testa del pellegrino ci incatena in compartimenti stagni.. il lento incedere non prende più in considerazione mezzi a motore, troppo moderni, troppo veloci per chi ha rallentato il proprio ritmo a quello delle proprie gambe..
L'illuminazione arriva mentre sono in pausa pranzo, coadiuvato da un paio di personaggi sufficientemente più pratici di me arrivo a dama rigiocando un rompicapo di vecchia memoria, basta saper spostare le pecore di là dal fiume senza lasciarle con i lupi.. un paio di viaggi studiati a tavolino e il giochino è fatto.
Partiamo alle 730, puntuali, Sergino si presenta con la Mirellina, amica d'infanzia, che ritroveremo anche venerdì per la notturna che ci porterà a Boccadirio. Fatte le dovute e sbrigative presentazioni, divisi dai due sportelli delle auto, partiamo con le due macchine alla volta di San Gimignano, nostro arrivo di giornata, lasciamo la 307 e risaliamo fino a Gambassi, parcheggiata la macchina del prof daremo il via al tracciato della Francigena che ci vedrà arrivare nuovamente a San Gimignano, da li con la 307 ritorneremo su a Gambassi a riprendere la macchina del prof per tornare a Firenze.
Pare complesso, ma è più facile a farsi che a raccontare..
Il Delse sfoggia per l'occasione l'ultimo acquisto, un bastoncino, uno, da nordic tanto bistrattato nell'ultima uscita che è riuscito invece a far breccia nel cuore e soprattutto nelle gambe del prof manco fosse una bella donna..
La Mirellina, dotata di doppio nordic mantiene un buon passo nonostante Sergino oggi non si tenga proprio..
Pronti, via e la sfida è già lanciata, una coppia di pellegrini ci precede ed è solo la prima di una serie che stavolta incontreremo sul cammino, numerosi anche i pazzi che si scapicollano sulle due ruote a pedali, sono i primi a salutare e a noi non rimane che rispondere da buoni viandanti del secondo millennio.
I continui saliscendi o pettatine come dir si voglia rendono la tappa impegnativa nonostante i km da affrontare non siano poi così tanti, il prof, gagliardo e orgoglioso del doping tecnologico che lo supporta ad ogni passo, sembra non temere rivali e spesso sceglie la fuga trascinandosi dietro me e la Mirellina mantenendo di fatto un ritmo sostenuto..
Siamo concordi col prof che la prima lontanissima tappa che ci vide nongiovani esordienti della francigena mesi orsono risulta sempre di più la peggiore in quanto a paesaggi e indicazioni, nel tracciato di oggi incontriamo il santuario di Pancole prima, con tanto di presepe stabile, il monastero di Bose poi, veri luoghi del silenzio incantevolmente nascosti lungo il percorso che ci aprono panorami da cartolina, il tutto intervallato da piccoli borghetti caratteristici che finiscono per farcela battezzare come la tappa che si guadagna il podio assieme alla precedente, vedremo la prossima, che le guide dichiarano la più impegnativa, ma anche la più bella del tratto toscano.
Solo l'ultimo pezzo che ci vede in arrivo a San Gimignano è sull'asfalto, il traffico sostenuto in questa domenicadimartedì non aiuta, ma passar la porta zaino in spalla in una città come questa ha il suo fascino e ci fa assaporare il gusto dell'impresa rendendoci eroi per un giorno nonostante il contapassi si prenda nuovamente gioco di noi regalandoci distanze da asilo.
Banchettiamo in un parco dentro le mura, la fanciulla ci umilia con del farro, olive e pomodorini che non riusciamo a ignorare, le nostre baguettes han dimenticato la fragranza negli zaini nonostante il miglior prosciutto arrosto su piazza, non c'è gara.. la Mirellina mette il carico estraendo una stecca di cioccolato e nocciole che vanifica di fatto ogni fioretto da salutista che il Delse aveva speso lungo tutto il tragitto, chiudiamo la giornata con giretto turistico, caffè e ammazza caffè a far da ciliegina, non sarà come la birra di Castello o ancora meglio come quella di Gavena, ma non potevamo interrompere quello che è diventato un must inevitabile per poter fotografare a modo nostro queste giornate destinate a renderci sempre più devoti al buon Sigerico.

lunedì 25 maggio 2015

Il Monteferrato, defaticamento coi Flanders

Passo a prendere il prof che son quasi le 9:30, la francigena questa domenica la mettiamo da parte, ci aspetta una sgambatina di defaticamento, di quelle belline dammorire... ma leggere, ci prefissiamo il rientro per il pranzo, un'oretta scarsa di salita e altrettanto di discesa, senza zaini e così sarà.
Cominciamo la salita al Monteferrato che battono da poco le dieci, senza zavorra si vola, ma la pettata e il dislivello non aiutano grandi chiacchierate.
Sul percorso incrociamo e scrociamo gruppetti di anzianotti rigorosamente muniti di bastoncini da nordic walking.. tutti salutano al passaggio e noi ricambiamo prontamente.. spesso mi perdo nell'immaginarmi tra vent'anni.. col bastoncino da nordic, mentre saluterò giovani e pseudo giovani aitanti come noi oggi che ignari del mio passato da pellegrino se la sghignazzeranno dandosi di gomito per il mio abbigliamento probabilmente fuori moda e il respiro accennatamente corto e affannato.. ma probabilmente tra vent'anni sarò meno ostinato di questi che salutano, camminano, passano e continuano a chiacchierare e trascinerò le mie domeniche all'interno delle gallerie commerciali, se esisteranno ancora.. ma in realtà, a pensarci su bene, ci sono altre mille possibilità.. anche restarmene ore a guardare il lento avanzamento dei lavori per la tramvia non sarebbe male.. considerando gli sviluppi attuali saremo ancora a inaugurare i "quinti" cento metri di binari che curva su curva permetteranno di arrivare ovunque a Firenze scansando scavi antichissimi che impensabilmente affiorano dal sottosuolo fiorentino.. la panchina in piazza a leggere circondato dai piccioni spero di evitarmela, la Fiorentina giocherà sempre alle 15, quindi il problema sarà riempire solo le ore mattutine.. 
Arriviamo in vetta, poco più di quattrocento metri sul livello del mare e il battito cardiaco riprende pian pianino il suo incedere regolare.. il paonazzo lascia il posto al rosa e la vista, nonostante Montemurlo non sia Los Angeles, ci lascia perdere beatamente tra i rondoni che volano rasi a quest'altezze..
Abbozziamo un leggero stretching, giusto per darci tono, e si avvicina al belvedere una coppia che si rivelerà essere fonte di innumerevoli sketchettini..
Il padre, un omino di mezza età che potrebbe anche essere la nostra, ma noi, Cristo, la portiamo decisamente meglio e il figlio, tale Riccardino, a più riprese appellato con un nomignolo dettato da chissà quali velleità il padre abbia visto nell'erede.. 
La coppia perfetta nella quale Piero Angela, ma non solo lui, avrebbe riconosciuto d'acchito senza troppi problemi i cromosomi che il padre ha passato senza però trasformazione ne evoluzione al pargolo.. 
Un clone.. in tutto e per tutto.. la cadenza nel parlato, tipica dei prelati d'un tempo, del padre la si poteva ritrovare in molte delle espressioni del piccolo quarantenne racchiuso nel corpo d'un neanche decenne..
Guardi l'uomo e ti immagini la donna che sta al suo fianco.. al peggio non c'è mai fine, il selfie che i due impavidi "Eugene" senza brillantina di Montemurlo, formato presente e futuro, che avrebbe dovuto sincerare la madre dell'avvenuta conquista della vetta vedeva Riccardino munito di binocolo che rimirava il panorama con una serie interminata di wow e il padre che fiero di se stesso spiegava al piccolo futuro serial killer il significato della parola confine e il posizionamento corretto del bastoncino da nordic, pena serie punizioni degne della signorina Rottermeier..
Il prof, che di nanetti se ne intende e se li vede crescere sotto gli occhi quotidianamente, tirandoseli su a bocconcini di francese, esprime il suo disappunto trattenendosi a più riprese per non offendere troppo madre natura.. 
Decidiamo di lasciare la vetta e Riccardino col padre per evitare di sentir frasi imperative come: "non correre sennò sudi", "stai composto" e "ricordati di tenere giù i gomiti mentre mangi", riprendiamo il cammino nel senso opposto cercando di immaginarci scenari differenti di vita familiare all'interno della cameretta di Riccardino.. sperando vivamente per lui che riesca a liberarsi quanto prima del ruolo che ad oggi gli sembra purtroppo cucito sartorialmente addosso dal padre, indubbiamente, ma anche molto probabilmente dalla madre, complice.
Salutiamo nell'ordine un ciclista, altri due anzianotti e una coppia di giovanissimi, lui duro e impossibile, munito di ciuffo a schiaffo, magliettina bianca e sguardo incazzoso che la sa lunga solo lui, almeno quattro o cinque metri avanti alla sua dolce temporanea metà, una principessina ansimante, truccatissima a matrimonio, capello sciolto e abbigliamento che stava al monferrato come Riccardino probabilmente starà a Rocco Siffredi. Lei mano libere, lui stringeva bene la Louis Vuitton della first lady nella destra e il suo giacchetto rosso nella sinistra.. a noi mancava poco a Villa Fiorelli, a loro due almeno quaranta minuti e batteva quasi il tocco.. al resto basta la fantasia..
La discesa, come diceva un vecchio adagio della mi nonna, è più faticosa della salita, ma da buoni pellegrini, in cerca di un fonte per dissetarci, ce la mangiamo e finiamo per recuperar fiato seduti al tavolo di un barrino antistante il parcheggio.
Nel mentre, eccoti Padre e Clone che arrivano e si perdono tra le auto parcheggiate.. Riccardino sgambetta ancora soddisfatto, il vecchio sembra accusare oltremodo il possibile ritardo al pranzo domenicale.. Ci ingarelliamo col prof nell'indovinare con quale autovettura usciranno i nostri eroi e la vista di un Fiorino di produzione francese ci vede soddisfatti... seconda macchina, da utilizzare solo per brevi scampagnate domenicali, la prima, quella da festa, starà bella lucida nel garage di casa Flanders.. 
Andremo all'inferno, lo so, per questo quadretto poco invidiabile che abbiam dipinto, ma lo faremo camminando, senza bastoncini da nordic.. noi.. à la prochaine étape mes amis

domenica 17 maggio 2015

San Miniato-Gambassi, le fan, il sole africano e il birrino col gobbo

Tornare sul luogo del delitto a distanza di quindici giorni è parsa la più normale delle uscite.. l'idea di poter ricucire il primo tratto che ci portò a Siena, affrontato a gennaio, al secondo tracciato, che abbiamo invece percorso successivamente era ed è tuttora la spinta più forte... con questa domenica siamo a tre, mancano quegli spiccioli di km che portano da Gambassi a San Gimignano e il tappone da trenta che ci farà chiudere sto cerchio strano con Monteriggioni, nostro primo blocco di partenza mesi fa.
Nessuno però aveva fatto i conti con l'oste, anzi le ostesse...
E' palese che i contorni del terzetto cerretese siano oramai chiari.. da sole appaiono graziose, timide, indifese addirittura.. in branco imprevedibili fucine di attentati all'altrui equilibrio mentale..
L'accoglienza alla stazione che ci avrebbe visto partire in modalità pellegrini mancava solo di banda musicale e sindaco.. la presa di culo amabilmente riportata sullo striscioncino ha visto però contrapporsi una colazione che da Giorgio ancora se la sognano..
Sull'onda euforica abbiamo aggredito la pettatina di San Miniato e lo abbiamo salutato in meno di mezz'ora.. il paesaggio che ci si parava davanti va detto, c'innamora.. colline che si rincorrono senza soluzione di continuità colorate da un verde che riempie occhi purtroppo avvezzi solo al grigio e alle sue cinquanta sfumature cittadine, pettinati da un buon vento che finiva talvolta per sospingerci abbiamo lasciato un'altra Calenzano, che ha rischiato di vederci sbarellare psicologicamente, per arrivare ai fatidici diecimila o giù di li che rappresentano oramai la nostra intertappa.
L'area di sosta dedicata al viandante, posizionata ai piedi di una Pieve romanica nei pressi di Coiano, c'ha ospitato quasi per un'ora.. i tempi delle soste vanno ridimensionati ma il pranzettino delicatamente preparato dal Prof che non si è risparmiato ne in fantasia ne in quantità, c'ha visto ripartire di buona lena nonostante il solleone che alla lunga ci avrebbe poi però provato.
I continui saliscendi c'han fatto rimangiare la brillante spocchiosità con cui avevamo battezzato questa "tappetta da prendere di tacco.. vuoi che siano 23 chilometrini..". Abbiamo così ceduto alla curiosità bambinesca e presi dalla necessità di metter le ali abbiamo tracannato d'un fiato il sacco merenda gentilmente offertoci dalle tre fanciulle cerretesi.
Anche stavolta pochissime le sfide trovate sul percorso, un paio di ragazzi, muniti però di scooter ad un certo incrocio, e un paio di anzianotti che parevano reggersi a malapena sui bastoni che ticchettavano fastidiosamente sul selciato.. Il prof in evidente difficoltà per le temperature africane che il sole ci faceva percepire ha abbozzato un solo sprintino a 5 km da Gambassi una volta scoperto che insieme a un tabernacolo avremmo trovato una fontanina..
Ai tre km dall'arrivo ho contattato un buonuomo del luogo oltrechè collega, David, che fa dell'esser gobbo il suo unico neo. Due minuti e ci spunta alle spalle lungo la statale per Gambassi, da buon cicerone c'ha deliziato con un rapidissimo tour della zona e infine scaricati in piazza a Castelfiorentino. Ovviamente la tappa da 23km è divenuta per strane magie ancora sconosciute di soli 19km, il contapassi made in Decathlon ancora non me la racconta giusta.. Ci siamo ritrovati ad aspettare il treno con David che se n'è andato solo dopo averci offerto la birretta di fine giornata, divenuta oramai rito imprescindibile per mettere il punto e appendere gli scarponcini al chiodo, almeno fino alla prossima tappa..
Ce ne torniamo a casa contenti, soddisfatti delle reazioni fisiche che stanno mano a mano assicurandoci un decente Cammino in terra di Spagna, bruciati dal sole senza aver potuto evitare mezze maniche oramai tatuate fino alla prossima tappa e convinti che tutto quel che ci sta succedendo non avrebbe avuto modo di capitarci se non avessimo insistito tanto sul primo passo, il più faticoso, che si rimanda spesso, quello che da sempre però il via a tutto.. che sia scrivere, insegnare, raccontare o vivere nuove meravigliose esperienze...

lunedì 4 maggio 2015

Altopascio-San Miniato, Doriano, Sant'Andrea e la strappata finale

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare... 
Il primo maggio era un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare e la partenza per Madrid sta galoppando verso di noi a falcate mai viste.. il nostro test-match di primavera era deciso: Altopascio-San Miniato, altro pezzettino di Francigena.. un tracciato che varia dai 25 ai 29 km, dipende dal sito internet che uno preferisce.. la distanza da percorrere rappresenta un valido confronto con la media che dovremo tenere a luglio quanto meno per non perdere il volo di ritorno, abbiam deciso così di riempire i nostri zaini come se non ci fosse un domani per rendere ancora più realistica la giornata del pellegrino pur sempre in modalità allenamento.
Sergino, forte dei tre giorni liberi, propone un'alzataccia che ci porterebbe alla stazione di Prato per le 8:31.. accetto per puro spirito di partecipazione, ma la mente viaggia già alla mattinata del sabato quando pur di esaudire le voglie del socioconsumatore dovrò presentarmi, con i 38mila passi sulle gambe, non più tardi delle 6..
Arriviamo ad Altopascio appena un'oretta più tardi.. montiamo gli zaini in spalla e ci dirigiamo verso il centro città seguendo diligentemente le indicazioni.. una mezz'oretta e siamo sul tracciato.. il peso pare gestibile, l'idea di avercelo addosso per una quindicina di giorni agisce psicologicamente sulla resistenza di ognuno di noi, il prof deve combattere anche con la fine di un ciclo di antibiotici, debilitato nel fisico ma non nell'animo..
Il percorso, a differenza di quello senese, almeno nella prima parte fino a Fucecchio, è ben evidenziato e la giornatina ogni tanto ci presenta pure qualche raggio di sole.. Il contapassi non sembra in gran forma e ci regala indicazioni poco incoraggianti, diamo la colpa al peso degli zaini e continuiamo duri e puri per il nostro obbiettivo: i diecimila metri rappresentano la nostra sosta.. dopo un primo zigzagare tra le viuzze di alcune località poco fuori Altopascio, dove la taglia dei cani sembra decisa per decreto, ci inoltriamo in un sentiero che generalmente nei nostri ricordi avrebbe per colore, vegetazione e odori, sbocco naturale sul mare, ma la pendenza ci fa immaginare alti nonostante la vegetazione e la forma a gran canyon de noartri non ci permetta grandi visuali.. rientriamo sull'asfalto dopo diversi km, la scoperta di un club privè isolato nel niente più assoluto e un cinghialino morto ammazzato da chissà chi che giaceva nel fossetto laterale del sentiero.. siamo gli unici che calpestano questo tracciato di francigena nonostante il festivo incollato a un weekend e un tempo non propriamente da primo bagno al mare, il primo essere umano che incontriamo è una signora di una certa età, munita di borsetta, audacemente truccata, adagiata su una sediolina da campeggio a bordo strada con la stessa compostezza che solo Monet potrebbe sul suo divano, Sergino saluta educatamente inaugurando così una garetta internos con tanto di scommessuole su quanti saluti potranno attrarre due pseudo pellegrini zainomuniti.
Alle tredici precise molliamo il colpo, all'ingresso di una boscaglia, che si rivelerà poi esser lunga solo qualche centinaio di metri, ci accasciamo letteralmente a terra, volano le scarpe e i panini handmade non toccano neanche terra.. durante la mezz'oretta di recupero, mentre il prof si barcamena in movimenti da otaria spiaggiata fingendo stiramenti e allungamenti sconosciuti, ci supera un gruppetto di anzianotti nei quali spicca per abbigliamento e mole un sudatissimo cinquantenne che rasenta i cento kg, destinato a far da inconsapevole sparring partner sul finale di giornata.
Ci corre l'obbligo di mantenere un carteggio mediatico col gruppetto di delinquenti con i quali abbiamo affrontato l'ultimo Oktoberfest, il Merca ci fa sapere che il suo zaino per i ventun giorni di Marocco qualche estate fa rasentava i trentadue kg.. i nostri 8 faticosamente trascinati fino a li d'acchito ci deprimono, poi però in un momento di lucidità evidenziamo la sottile differenza tra capacità e peso... Ripartiamo non senza qualche difficoltà nel riprendere la posizione da homo Erectus, superiamo gli anzianotti fermi in un ristoro di classe superiore e ci indirizziamo verso Ponte a Cappiano alla ricerca di un caffè, degna chiusura di un pranzettino che scorderemo velocemente.
In Piazza Donnini ci facciamo spazio tra due tavoli sui quali si combattono accese partite a carte e accoppiamo il caffè a un gelatino che sa tanto di premio nonostante la bandiera a scacchi sia ancora ben lontana. Chiediamo lumi alla generosa barista oltre il bancone che si accende all'istante intavolando indicazioni da manuale per il proseguo della Francigena, strizzandoci l'occhio con un'alternativa che oltre il ponte mediceo ci avrebbe fatto risparmiare ben 4km..
Passato il ponte svoltiamo però lungo l'argine del fiume e di comune accordo preferiamo seguire le orme di Sigerico alle scorciatoie della barista.. un paio di volte recupero il Delse mentre se ne va oltre tracciato e riusciamo ad arrivare a Fucecchio nonostante la scalinata di ghibellina memoria..
Girelliamo per il centro storico alla ricerca di un bar e finiamo per infilarci nel portone di un palazzo antico.. oltre una porta a vetri si apre ai nostri occhi un bancone con tutto l'occorrente per dissentarci... a servirci tale Doriano, contradaiolo volontario della nobile Contrada di Sant'Andrea, la più forte, a detta sua, delle dodici che parteciperanno al palio del 24 maggio prossimo.. la mezz'ora dopo ci vede alunni interessati di un percorso guidato nei sotterranei della sede storica, con racconti più o meno romanzati che il buon Doriano ci regala tronfio e oroglioso della propria Contrada.. chiudiamo il giro con l'invito alla bisteccata che organizzeranno pre palio e la promessa che non esisterà d'ora in poi altra contrada per nessuno di noi due.. Uscendo incrociamo nuovamente il gruppetto di anzianotti... Sergino non ci vede più e si ingarella mentalmente con loro al grido:"San Miniato o morte.. mai secondo a loro".. mi trascina in una strappata senza logica verso il traguardo guidandomi e usandomi ora come navigatore, ora come spia della loro posizione.. offendendomi ad ogni mio tentativo mosso a rallentarlo.. aumentiamo il passo per tenere a distanza i neoincosapevoli nemici, diventa una sfida con noi stessi che ci ammazza piano piano, arriviamo finalmente a San Miniato Basso alle 17 in punto nonostante qualche cenno di crollo da parte della lepre proprio a poche centinaia di metri dall'arrivo, tagliamo fieri un traguardo immaginato solamente da noi stessi, sfiniti ma eroici..
Il treno partirà solo dopo due ore, il contapassi, alla faccia delle varie guide ci timbra la tappa con appena diciannove km... sdubbiamo parecchio, ma scopriremo solo due giorni più tardi che avevo impostato il passo con la falcata di un bambino, aggiustando le misure ci regaliamo finalmente i 27km tanto sudati.. abbiamo atteso il treno passando le due ore ospiti a Gavena, ridente località a pochi km da San Miniato, sorseggiando in ottima compagnia una buona birra artigianale.. buon finale di una giornata che ha segnato la fine delle passeggiatine e dato il via alla stagione dei pellegrini...

domenica 8 marzo 2015

Prove tecniche del lento movimento

Era metà agosto duemila14 quando già da settimane pianificavamo pellegrinaggi in lungo e in largo per mezza europa ed è facile, si sa, arrivare col pensiero, ma nei fatti questo pezzettino di Francigena sembrava diventare lo scalino, il primo tra l'altro, più impegnativo da fare..
Sembrava tutto ben pianificato nei minimi dettagli dal percorso ai vari mezzi che ci avrebbero portato alla partenza poi e riaccompagnato esausti la sera dopo questi tanto agognati 24km di lento movimento tra le colline senesi... un messaggio poco dopo l'ora di cena spezzò l'incantesimo, Sergino febbricitante, a ferragosto, sembrava voler attendere la mattina successiva prima di alzar bandiera bianca ma l'avventura si poteva considerare chiusa prim'ancora che scattasse il verde.
Rimandammo il tutto a tempi e condizioni meteorologiche migliori finendo quasi per dimenticarlo, accontentandoci di sporadiche camminate di periferia che tanto sapevano di pensionati con la spesa mattutina già fatta.
Il dicembre, da sempre dedicato al socio, l'avvicinarsi delle feste e dell'inverno con le sue temibili temperature allontanava di fatto la via per Roma rendendola sempre più una questione di principio.
Un gennaio che la primavera sembra a un passo ci ha visto rilanciare con entusiasmo adolescenziale il progettone tenendo stavolta ben fermi i piedi per terra con alternative già pronte in caso di nuove ed improvvise debacle.
Ci siamo ritrovati invece l'undici gennaio che percorrevamo la Firenze-Siena per Monteriggioni nonostante le nuvole si radunassero verso il nostro punto di partenza, ma la decisione era presa, il primo passo fatto e non potevano certo fermarci due gocce d'acqua..
Lasciata l'auto nel parcheggio della stazione di Castellina in Chianti abbiamo cominciato la salita per le mura di Monteriggioni.. l'euforia iniziale comprensiva di migliaia di parole a riempire ogni passo si è smontata poche centinaia di metri dopo quando la prima pettatina per l'ingresso al paese ci sentiva ansimare silenziosi... passata la porta siamo entrati nella piazza principale di Monteriggioni, alla ricerca del punto informativo e la sosta a incamerare delucidazioni è apparsa quanto meno indicativa sullo stato di forma.
Usciti dalle mura e con ben due km sulle spalle già ci sentivamo esperti pellegrini, le colline senesi ci aprivano davanti paesaggi da cartolina, i colori dell'inverno sembravano comunque mantenere intatte le colline che a primavera rifioriscono ordinate tra campi di grano e colture che ne definiscono precise confini e contorni.
Dopo pochi km erano già ben definiti i ruoli all'interno della batteria.. il delse convinto camminatore seguiva i propri passi senza cedimenti ne rallentamenti di alcunchè natura... questo suo passo deciso però lo tradiva alle biforcazioni... preferiva le sensazioni alle indicazioni ben presenti e andava in difficoltà in assenza di queste ultime... io d'altro canto, mi affidavo a quei mattoncini ben evidenti, un pò come da piccolo alle prime facce estranee che si avvicinavano mi agganciavo forte alle gonne della mamma, entrando però spesso in scia al pellegrino professore di lingua francese facendomi trainare psicologicamente nei momenti in cui avrei preferito urlare sosta a squarciagola.. La temperatura e un solicino timido ci permetteva di avanzare tonici spezzando la fatica iniziale con ricordi e racconti che quel silenzio naturale sembrava facilitare, nonostante i dubbi sulle prime biforcazioni, le interpretazioni del tutto personali su quel VF che ogni tanto delimitava il nostro cammino e le spiegazioni scolastiche che il buon Delse mi elargiva dall'alto della sua preparazione umanistica siamo arrivati al punto sosta, come se lo avessimo stabilito, ad un'ora degna per definirlo pranzo.. il lauto banchetto preparato dal professore, presentava una serie di panini fingerfood bagnati da un vinellino bianco sempre minisize che nell'idea di partenza non potevano e non avrebbero dovuto inficiare la tenuta dei due pseudo pellegrini, dal mio zainuccio tentatore invece spuntava l'abbinamento panettonepassitodipantelleria degno rappresentante della civiltà ferma e inattiva che riempie il nostro quotidiano.. il senso di responsabilità misto a quello non poco presente di colpa c'ha visto ripartire di buona lena senza addentare alcun dessert.
La seconda parte del percorso misto tra asfalto e boscaglia c'ha avvicinato a Siena e la sensazione di non accusare alcuna fatica ha di fatto mantenuto sorrisi e voglia di scherzare anche durante quei tre minuti di pioggia.. abbiam fatto in tempo a bagnarci, pensare che fosse passeggera, riconsiderare la nostra idea, coprirci con le dovute mantelle e ritoglierle dopo cinquanta passi che il sudore già si stava impossensando di noi..
Abbiamo pure tentato la fuga per un viottolo che pensavamo corretto attraversando proprietà private sconosciute e ritornando sui nostri passi meleggiandoci a vicenda col tentativo inutile di scaricar sull'altro la responsabilità decisionale che ci aveva portato fuori pista per almeno un quarto d'ora.
Un maneggio prima e un cimitero poi c'ha fatto abbandonare lo sterrato boschivo entrando di fatto nel comune di Siena...
A pochi passi dal sogno un cavalcavia e due cani rabbiosi c'hanno visto rallentare infastiditi da quel che ci aspettava di li a poco... venticinque km sulle spalle e un percorso definito dai più bravi come mediamente impegnativo si stavano esaurendo con una pettatina record che ha messo realmente in dubbio il nostro arrivo alla stazione del capoluogo ghibellino.
Affrontata a muso duro, siamo arrivati zigzagando persino di spalle alla cima di questo nostro kilimangiaro per poi riscendere, buffe le sfide, a valle per aspettare il trenino a gasolio che in poco più di venti minuti ha coperto al contrario la distanza che a piedi abbiamo completato di quasi sei ore.
Oramai abbandonati sulla panchina del primo binario, nonostante il freddo della sera, non riuscivamo a preferire la sala d'attesa per la semplice incapacità di comandare ulteriori movimenti alle nostre gambe.. addentando voracemente le due fette di panettone, ci siamo riscaldati con del buon passito di pantelleria che di fatto c'ha visto brindare all'impresa. D'improvviso l'ulteriore sfida... il cambio binario, devastante psicologicamente mi ha visto imboccare per primo le scale del sottopasso avvisando il Delse durante la discesa, che ha risposto ma mi ha raggiunto al terzo barcollando non poco a causa di un'anchetta oltremodo infastidita...
Le scalette della stazione di Castellina in Chianti hanno decisamente definito conclusa la prima uscita del duemilaquindici... il ritorno a Firenze c'ha sentito parlottare silenziosamente gustandoci dolori e stanchezze voluti, cercati.. con una convinzione nuova, certi che davvero è stato dato il via ad una nuova fase che vede obbiettivi ambiziosi oramai decisi... Terra di Spagna, i pellegrini veri, conchiglie e credenziali ci aspettano... non resta altro che prepararci a garbo..

lunedì 5 gennaio 2015

le meraviglie nascono senza seminarle

Uno si potrebbe raccontare anche mille verità tutte diverse però sarebbe un po' come sorridere quando avresti solo una gran voglia di piangere.. anche chi ti conosce poco si accorgerebbe della simpatica paresi da book fotografico... le emozioni si raccontano col cuore e si comandano difficilmente, è impossibile non ascoltare il cuore e se sorridi quando non vorresti, ne freghi un paio, forse, di quelli che passano veloci e distratti, ma già dal terzo la bocca ti si è piegata verso il basso e solo se ti sei davvero impegnato l'idea resta quella del sorriso, ma è solo la tua idea.. vale lo stesso per l'opposta reazione, ma nessuno al mondo avrà mai voglia di nascondere la gioia, un sorriso o la felicità...
Bravi quei duri che riescono a trasmettere equilibrio anche quando stanno cadendo da altezze incredibili, bravi..? non credo e comunque, come diceva quel tale, anche loro piangono contro i muri... 
La quotidianità sempre più veloce, di una rapidità serrata con la quale rischi di non poter neanche tentar di combattere, i confronti continui e il senso talvolta oppressivo di responsabilità che ti viene richiesto, inculcato, calato dall'alto anche per le più semplici dinamiche rischiano di appiattire tutto, di metterti su un rullo e non ti danno più, almeno questa è la sensazione, l'opportunità di guidare la tua vita come avevi lecitamente immaginato quando tutto sembrava così facile e tutto fattibile.. diventa sempre più difficile restar genuini, mantenere i profili con i quali siam venuti al mondo, devi essere socialmente impeccabile e non puoi permetterti ne pause, ne tentennamenti... c'è sempre qualcuno che ti prende il posto... senza pensare fino in fondo che si sta al mondo una volta sola... per ora nessuno è mai tornato indietro a raccontarci il contrario...
La fortuna, secondo me, sta nel saper far fronte a tutto questo con la naturalezza, la spontaneità che sembra non aver più spazio a certe latitudini e ci si dovrebbe sentir realmente fortunati nello scoprire di aver la chiave giusta per affrontare tutto seguendo un registro che batte un passo diverso dal resto del gruppone.. riuscire a guardare oltre, non fermarsi alle apparenze e non voler forzatamente giudicare per il gusto di farlo... poter vedere seguendo le sensazioni, le emozioni, non solo attraverso occhi e paragoni... non si vede bene che con il cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi.
Nelle favole spesso ci si perde in voli pindarici, l'immaginazione corre rapida e diventa realtà, ognuno ovviamente distribuisce i ruoli, diventa attore protagonista e gestisce la trama seguendo la propria verve, ma soprattutto seguendo il proprio cuore, milioni di sliding doors.. nelle favole, sempre, se ci si perde mescolando un pizzico di razionalità alla solita valanga di emozioni, si riescono a trovar spiegazioni e concetti che magari abbiamo già tutti dentro, ma che non tutti hanno la possibilità di interpretare e rendere chiari..
Se non ritagliamo il giusto spazio da dedicarci rischiamo di perdere la curiosità, la voglia di conoscere quel che quotidianamente non ci tocca, rischiamo di non saper più apprezzare le piccole cose che ci capitano, di non saper più distinguere le cose che ci piacciono realmente da quelle che siamo spinti per generalizzazioni spicciole a pensare siano precise per noi.. può esser faticoso divincolarsi dall'andamento generale, c'è chi ci prova e chi invece vive quotidianamente un'altra vita senza aver la possibilità di accorgersi di nulla.. però vi garantisco che basta una volta, una passione vissuta come dio comanda, un prendersi cura di qualcosa che ci riempie davvero, innamorarsi perdutamente di un posto, entrare dentro uno sguardo con la voglia di guardarci oltre, perdersi in un sorriso che fino a due secondi prima pare identico a tutti gli altri, ma non è.. in quell'istante abbiamo cominciato a non usar più gli occhi e basta, accettiamo le sensazioni che riceviamo, diamo libertà alle nostre e quando si accetta che qualcuno si sieda vicino a noi, cominciamo a conoscerlo, e come nella favola se il giorno dopo lo avremo ancora vicino, e quello dopo ancora sarà nuovamente li accanto a noi, allora avremo fatto un passo decisivo per non restare indifferenti, cominceremo ad aver nuovamente curiosità, e come la volpe col principe cominceremo ad apprezzare la felicità prima agitandosi poi inquietandosi a mano a mano che si avvicinerà.. rischiamo di perdersi per strada questa parte stupenda di mondo se continuiamo a viver la vita degli altri da spettatori senza capire cosa ci serve per stare bene, senza cercare quel che ci fa stare bene, senza riuscire a stabilire il valore giusto che ha quella cosa o quella persona.. quando riusciamo ad alzare la testa e ad aprire il cuore, solo allora riusciamo ad ascoltare chi ci parla.. spesso annuiamo senza neanche guardar negli occhi chi ci parla.. non sapremo mai se abbiamo la giusta chiave per capire, per conoscere.. per addomesticare o farsi addomesticare da qualcun altro..  lo dice il piccolo principe, quando ci si addomestica, si creano dei legami, ci prendiamo delle responsabilità... piano piano cominciamo ad aver bisogno di chi abbiamo addomesticato... ci perderemo del tempo, ce ne prendiamo cura, la proteggeremo con piccoli gesti, attenzioni che solo a lei dedicheremo ed è quel tempo perso che la rende importante perchè la rende unica... 
E' un percorso unico la vita, non ci è data la seconda possibilità.. non esiste però un dentro o fuori.. esistono tentativi, fatiche, errori e sacrifici, rincorse e attese che solo con la giusta dose di passione e voglia non sembrano tali.. esistono incroci perfetti e strade che non si toccheranno mai, esistono, eccome se ci sono, identici registri, situazioni che ti danno il giusto battito, che ti fanno sentir nel posto giusto anche se piove, fa freddo, è buio e la fiorentina perde 5-0 in casa... esistono chiavi per tutte le porte... la curiosità e la spontaneità ci farà trovare la porta giusta per la nostra, ci farà sentire pezzi di un puzzle che finalmente si incontrano, ci farà dedicare le nostre attenzioni e vivere le nostre passioni come ha fatto il principe con la sua rosa.. unica perchè la sua cura l'ha resa tale...

mercoledì 6 agosto 2014

Ancora un giorno in più...

Ognuno affronta le cose a modo suo e questa è una bella frase fatta che poteva scrivere chiunque..
A volte per partire serve semplicemente rompere il ghiaccio.. a me serviva una frasina scontata del cazzo.. l'ho scritta, adesso vado avanti..
Perchè non sempre riesco a buttar giù quel che dentro vedo già scritto.. lo potrei addirittura leggere, mi capita di addormentarmici mentre butto giù pezzi da novanta, capolavori della letteratura, romanzi, best sellers.. e ancora non capisco perchè non ritrovo il mio nome tra le classifiche dei più venduti, ma talvolta anche semplici racconti.. poi come mi piazzo qui davanti, il buio.. il vuoto... 
Potrei muovere le dita sulla tastiera anche per ore ma la pagina resta vuota come l'ho aperta..
Il cursore lampeggia lassù in alto a sinistra quasi a prendermi per il culo... scrivi? no.. scrivi? no.. scrivi? no.. fanculo...
Esistono per davvero quei momenti e quando arrivano li senti forte.. potresti battere i tasti cominciando mille frasi differenti, ma son sufficienti le prime tre o quattro parole e già sdubbi su quel che sta venendo fuori, ne sei proprio disgustato... a volte fai un tentativo forzando le smorfie, continuando periodi che già in prima battuta appaiono inutili, sterili, che non porteranno da nessuna parte.. lo sai bene, ma sono ore che provi e non ti vuoi arrendere.. Sai già comunque che per quanto lunga possa essere la prima frase avrà vita breve.. cancelli tutto e arrivederci..
Ci son momenti che ti lasciano basito, fermoimmobile neanche il peggior bloc di militaresca memoria, dentro stai scrivendo dei tomi infiniti che a pensarli pesano anche, le dita invece restano ferme.. ballettano sulla tastiera inutilmente.. te le guardi anche.. i polpastrelli, quei ribelli voltagabbana del cazzo, sai già che a breve terrai premuto per un pò quel tasto in alto a destra.. canc, canc, canc.. un piccolo fallimento ogni volta..
Capita che questi momenti qua sembrano rincorrersi... sta a te riconoscerli.. assecondarli, se li combatti rischi solo di aggrovigliarti su te stesso in un panico da pseudo scrittore che non farà altro che alimentare la sensazione di aver dimenticato come si pedala, come si cammina.. 

Esistono peraltro momenti nei quali capisci che sarebbe inutile, ridondante scrivere, perchè rispondere in quei casi è perfino inutile.. è sufficiente annuire.. anche se nessuno può vederti.. certe parole arrivano dirette.. han la potenza di una freccia scoccata come si deve.. e le frecce scoccate a modo arrivano al centro.. quando si ha la netta sensazione che non si può far altro che annuire potresti scrivere ore senza dire niente perchè quel che doveva venir fuori è già stato espresso e anche parecchio bene..
Va da se che resta la sensazione dell'incompiuto.. un pò come un cross dalla destra che basterebbe spizzare di testa, come direbbero quelli bravi, ma invece di saltare ti limiti a guardarlo passare quel pallone.. rallenti la corsa e lo guardi passare.. 
Il fatto è che se ti garba fare gol prima o poi ci riprovi, al prossimo cross la palla la vai a cercare e con i gomiti belli alti anche e a occhi chiusi la butti dentro.. portiere permettendo..
Perchè se ti allontani troppo senza riprovare poi ti sembra normale non ritentare.. 
E quando lasci passare del tempo cominci anche a non riaprirla più quella pagina..
Più ti allontani, più ti allontaneresti... 
Ma quando scrivere è la cosa più bella al mondo, quella che più ti riempie, magari lasci passar del tempo, ci pensi.. oppure no, eviti anche di pensarci, ma sicuramente eviterai di dimenticartene...
Non si tratta di dipendenza per carità, ma semplicemente di voler assecondare il tuo benessere...
C'è qualcuno al mondo che evita quel che lo fa star bene? ho i miei dubbi...
E non si tratta di egoismo, certo...

domenica 29 giugno 2014

La cosa più semplice sarebbe quella di non essere mai nato..

Mi ritrovo con la fronte appoggiata al finestrino mentre scendiamo giù a valle... il bicchierino di grappa per un buon saluto ancora tra le mani, lo sguardo fisso sul mugello che mi scorre di lato e si presenta con il suo mare chiuso tra dighe e spiagge di ghiaia, il pensiero va immediatamente ai tortelli di Luco che si sciolgono in bocca.. li assaporo col ricordo e con l'appetito che mi rincorre da stamani.. la due giorni appena trascorsa sperduto nei boschi dell'Appennino, maltravestito da un Indiana Jones che avrebbe guadato a fatica anche il terzolle mi apre un sorriso appena appena stanco, mi guardo un pò intorno, occhi chiusi e bocche spalancate.. solo io e l'autista, bontà sua, riusciamo a restar svegli.. é evidente che non siam fatti per certi ritmi o forse non siam più fatti per certe immersioni naturali che poco hanno a che fare con la nostra quotidianità, ma non era questo quel che dovevamo capire...
Per un istante ritorna la voglia di vivere ad un altra velocità, ma l'imborghesimento mi riacciuffa bene  con il casello dell'A1... direzione Firenze.. si torna a casa.. ripesco l'iphone dimenticato per quasi quarantottore nelle tasche dello zaino, la civiltà mi regala due linee di segnale e qualche secchiata di notifiche.. mi torna in mente l'udienza di stamani e senza star troppo a cercar di capire scrivo un sms al mio Franco Baresi del foro.. :"notizie per me?".. :"ti ho girato una mail" mi risponde il freddo..
...All'udienza di stamani tutto bene, il giudice preso atto della relazione finale ha dichiarato estinto il reato e.. e basta.. bene così... il sorriso stanco si allarga silenzioso, condivido l'euforia tanto attesa con chi alberga bene nei miei pensieri e annuncio il traguardo ai compagni di viaggio.. David da il via ad un altro giro di grappa a brindare.. non mi faccio pregare, saranno anche le cinque del pomeriggio ma ho l'autista dalla mia e quattro anni da chiudermi alle spalle..
Adesso a distanza di quattro anni, a obbiettivo raggiunto, è un euforia lenta.. matura, invecchiata anzi, quattro anni in botti di rovere.. sembra quasi tutto dovuto.. chiaro che doveva andar così.. ma non la pensavo così quel venerdì sera sul lungarno del Pignone quando rimasi esterrefatto, incapace di capire perché stava succedendo a me... non era così che la pensavo quando entrai la prima volta a Villa Fiorita rimpiangendo le giornate perse a piantonare le camerate durante la leva.. non la pensavo così al colloquio con lo psicologo e neanche tutte le volte che mi sentivo chiamare Mannelli.. non la pensavo così ogni volta che mi sottoponevo alle analisi di rito.. e non ero assolutamente sereno ne tranquillo ogni volta che mi sedevo di fronte alla commissione che pareva poter disporre e decidere a piacimento con lo stesso altezzoso e sprezzante atteggiamento di un imperatore romano quando al Colosseo decideva con un pollice la vita o la morte di un gladiatore, non la pensavo così neanche la mattina della prima udienza, figuriamoci alle successive rimandate per vizi di forma così futili ai miei occhi... non la pensavo così neppure alla lettura della sentenza... e non sono un delinquente anche se a tratti, a momenti un pochino qualcuno mi c'ha pure fatto sentire..
E' stato un percorso oltremodo lungo se paragonato alla causa scatenante ma tant'è.. mi sono adeguato alla strada da percorrere perchè è così che si deve fare... ho gestito la rabbia riuscendo a riderci su mano a mano che passava il tempo, non ho mai completamente accettato tante sfaccettature e ho faticato a digerire atteggiamenti che non sentivo di meritare... ho trascinato un fardello che aumentava di peso col tempo che passava.. durante il tragitto ho trovato chi mi ha accompagnato, sostenuto.. chi invece mi ha dato respiro togliendomi un pò di quel peso.. ho trovato chi quotidianamente e nei modi più semplici ma diretti mi dava e mi da serenità, affetto, amore e benessere a piene mani... ho avuto accanto persone che hanno agevolato quanto era nelle loro possibilità questo mio impegno, ho conosciuto un mondo che probabilmente non avrei neanche mai avuto modo di sfiorare, persone che mi hanno fatto sentire a casa, accolto e benvoluto.. persone che lavorano da sempre per il bene comune, per la solidarietà e per ingentilire i cuori.. il volontariato tanto bistrattato che ha confini troppo stretti per le potenzialità che potrebbe sprigionare.. ho avuto conferme di quel che pensavo e di quel che provavo.. ho trovato aiuto e comprensione laddove non avrei mai creduto di potermi neanche appoggiare... ho dato ancor più valore a sorrisi, abbracci e perfino alle pacche sulla spalla, ma ho anche saputo distinguere l'interesse, il dispiacere e la comprensione genuini da quelli formali, obbligati... ho imparato a conoscermi meglio, a capire i miei limiti e a spostarne alcuni...
Adesso che è tutto finito mi sento per assurdo fortunato.. dovrei ringraziare questa deviazione di quattro anni perchè ne esco indubbiamente migliore di come ne sono entrato... ho dato fondamenta solide ad alcune mie idee, alcuni pensieri.. ho aumentato e approfondito sentimenti, amicizie che hanno preso il posto della rabbia della prima ora...
Ho avuto la netta sensazione di aprire e chiudere un periodo bello impegnativo che mi ha visto muovere non senza difficoltà tra aule di tribunale e laboratori di analisi, camminare a ore intere, prendere i mezzi più disparati, chieder passaggi neanche fossi a fare il giro del mondo, pedalare su una bici che poi hanno avuto anche il buon cuore di rubarmi, far guidare la mia 307 a chiunque apprezzando una visuale, quella del passeggero, che non ricordavo neanche, parlare con sconosciuti che pretendevano di insegnarmi a vivere, accettare decisioni e condanne senza muover ciglio, piangere da solo e sentirmi abbracciato anche solamente da uno sguardo, ritrovarmi a ridere con persone appena conosciute, gestire emozioni e tensioni nuove, chiedere aiuto, rivivere attimi di perplessità, di smarrimento e vivere forti sensazioni che servono tanto a questo cuore..
Anche questa è vita.. tutto questo fa parte del percorso che ognuno si ritrova a fare, chi più pittoresco, chi meno.. chi in discesa e chi invece con scalini più o meno ripidi da affrontare e aree di sosta forzata da rispettare.. una vita durante la quale è facile sentirsi soli, ma è altrettanto facile capire che soli non si è mai..

venerdì 23 maggio 2014

Un Girardengo a cinque stelle

Esistono appuntamenti ai quali non vuoi mancare e altri ai quali senti di non poter mancare e anche quando gli ultimi si accavallano con i primi la scaletta delle priorità si crea autonomamente.. i valori vengono fuori da soli, c’è poco da sbattezzarsi sul come.. Alle 21 c’è il comizio del M5S in piazza Santissima Annunziata e io mi ritrovo a montar sul ponte all’indiano con la spia della riserva che mi ricorda ormai da ieri che non ne ha più.. Son due giorni che rimando, potevo aver già rimediato e avrei potuto essere già in piazza da un’oretta ma certe boccate d’ossigeno non puoi rimandarle..
Già mi vedo ciondoloni che percorro l’Indiano alla stregua d’un buon cugino sulla strada per Finisterre e la prospettiva non mi fa impazzire, oramai son già in ritardo, non ho una DeLorean così esco su Via Martini alla ricerca di un distributore…
Arrivo a casa di filata, strano… all’ultimo rosso l’orologio batteva poco più delle 21eventi e via Mazzoni, meravigliosa, sa essere comprensiva sempre, specie quando come stasera lascerei volentieri la macchina anche nel mezzo della carreggiata... dalla furia che ho..
Al terzo giro riesco ad infilarla a qualche centinaia di metri da casa.. inutile correre… inutile… me lo ripeto passo passo, me la prendo comoda… però, di contro riesco a cambiarmi a velocità Superman entrando in camera e riuscendone come Clark Kent dalla cabina telefonica.. mi carico sulle spalle la due ruote meno usata negli ultimi due anni ed esco a riveder le stelle, libero davvero solo quando monto in sella, dopo due rampe di scale che alla terza non l’avrei raccontata.
Il gran premio della montagna che mi ritrovo a dover affrontare appena partito mi apre la discesa di via tavanti in tempo per recuperare ossigeno e un colorito sano.. la velocità si fa interessante e il freschino mi entra tra le trame della polo… le lacrime mi riempiono gli occhi e mi riprometto, un po’ alla Berlusconi, che non dovrà esser l’unica uscita in tal guisa..
La pedalata pare onesta, ma non mi illudo, il tratto è breve e totalmente pianeggiante, mi accorgo della poca forma ogni rosso che intendo volutamente rispettare, abbraccio il semaforo alla fortezza come un maratoneta all’ultimo sforzo e al verde riparto con la bocca asfaltata e la sensazione della disidratazione a pochi passi… la pavimentazione di via Santa Reparata non mi aiuta e mi ritrovo a balzellare come un picchio, evito danni collaterali alzandomi in piedi sui pedali e questa nuova andatura mi da proprio l'aria del ciclista, indubbiamente più di quel che sono, mi pavoneggio pure troppo mentre entro in piazza San Marco e azzardo manovre ardite zigzagando a culo ritto neanche fossi uno scalatore sullo Zoncolan, arrischio difatti un paio di volte il bacio al sanpietrino, ma riesco ad evitar la musata con una meravigliosa agilità finora perfetta sconosciuta.
L’ingresso in piazza è filtrato da un paio di pattuglie di polizia e nell’ultimo tratto tra i due santi mi ritrovo in fuga solitaria, una volata fresca e poco impegnativa accompagnata dalla sempre più vicina voce di Beppe Grillo..
Piazza della Santissima Annunziata è gremita almeno quanto immaginavo e Beppe Grillo sta sciorinando il suo pezzo forte… gli applausi si sprecano, le urla e le battute pure… gli argomenti e le motivazioni sono più che condivisibili, certi atteggiamenti forse non totalmente ma il succo della questione resta interessante e ragionato in maniera convincente.. la sensazione di giustizia, trasparenza è palpabile… non sembrano solo slogan.. non lo sono se si è avuto la curiosità di interessarsi un po’ più del normale nei mesi precedenti, ma veniamo da un ventennio non proprio brillante, le bruciature ci son state e noi ne portiamo i segni evidenti… si respira in giro la voglia di far pulito e ripartire e il Movimento sembra l’unica forza attuale che riesce ad incarnare lo spirito di chi esprime le proprie idee con il voto.
Mi dispiace solo non aver sentito gli interventi di Di Battista, che mi pare sempre più preparato, e della candidata a sindaco della mia città…
Dopo neanche un’oretta finisce tutto.. la piazza si svuota lentamente accompagnata da una colonna sonora un po’ troppo sparata ma va bene così… mi avvio verso via Laura a recuperare il mio bolide che, senza catena, avevo debitamente occultato oltre una transenna, e m’infilo tra la folla scampanellando di tanto in tanto a chieder strada…
Giusto il tempo di un paio di pedalate e mi squilla l’iphone, ci son teste e cuori che sembrano aver la chiave per entrarmi dentro e farmi trovar il giusto equilibrio, quello di cui ho bisogno anche in questi casi, quando la mia di testa vola alto fantasticando senza zavorre che però è sempre bene avere… non si può parlar di tutto con tutti e questo è chiaro a chiunque… ecco quindi che mi sembrano consoni, giustificati e per niente campati in aria alcuni allarmini legati a questa euforia dilagante che si trascina dietro irresistibile la voglia di giustizia che rischia di cader nel giustizialismo… e per quelli come noi che non hanno mai creduto a regimi o estremismi facili è chiaro che il confine è labile specie in una situazione storica come quella in cui ci troviamo… io, come molti altri a veder dalle piazze, mi ritrovo nella posizione di poter scegliere non più il meno peggio ma chi mi sembra possa garantirmi quel cambiamento necessario per poter ripartire su un binario più onesto, più vicino a quell’idea di democrazia che probabilmente la mia generazione non ha mai totalmente vissuto… esiste però la paura.. quella che ti frena specie quando sei a un passo, stai li fermo, basta dire di si, basta una croce su un foglio, un cenno con la mano, una parola che dia inizio a quel cambiamento che sembra così impensabile.. ed è una paura razionale, comprensibile… specie quando ci sentiamo davvero parte di quel cambiamento… se ci fermiamo a pensar quanto è difficile cambiare qualcosa nella nostra vita nonostante sia percettibile la voglia o la necessità di farlo.. ecco, con le dovute proporzioni in questo caso sarò parte di una moltitudine che darà una spinta soda a questo passaggio e la mia unica perplessità ragionevole, alla quale sono arrivato dopo aver chiuso la telefonata, è legata alla necessità di un equilibrio che non dovrebbe mai mancare a certe altezze perché le responsabilità a quei livelli, lo han dimostrato i politicanti che ci han governato ultimamente, non sono poche e hanno riflessi tangibili e importanti nella vita di chi sta quaggiù… ben venga un movimento che si faccia spazio, anche a gomitate, tra chi ha sempre portato avanti i propri interessi a discapito dei più e che cerchi di ribadire con forza la sovranità di un popolo, ma questo poi deve restare, questo deve essere l’obbiettivo.. mi fan piacere le parole di Beppe Grillo quando rammenta Berlinguer che della questione morale ha fatto un motivo di essere e che dopo la sua morte è stato pressochè dimenticato proprio dal centrosinistra italiano anzitutto proprio per ciò che attiene a questo tema.. (A.Scanzi), così come quando ha parlato di temporaneità del movimento, riferendosi al fatto che una volta ristabiliti certi equilibri e una certa idea di democrazia probabilmente il movimento non avrà più motivo di esistere… l’idea di non potersi ricandidare dopo la seconda legislatura e altri paletti che sembrano quasi nobili e fuori dal tempo se confrontati con gli atteggiamenti variegati dei nostri politici… tutti puntini che mi dan la leggera sicurezza di aver a che fare con qualcuno che davvero vuole solo il bene di questo paese… il tempo sarà galantuomo e se il tutto prenderà una piega differente dalle idee che mi han fatto crescere fino ad adesso non potrò fare altro che limitarmi a dire che ho sbagliato ma almeno avevo creduto in qualcosa perché arrendersi prima di provarci non può far parte di questo mondo e siccome a questo mondo qua, fino a prova contraria, ci sto una volta sola, io controllerò quanto sarà nelle mie possibilità ma un futuro più onesto e trasparente voglio provare a costruirlo anche solo con un frego su un foglio.
Mi lascio via Micheli alle spalle e mi lancio verso il semaforo che mi frena l’ingresso sui viali di circonvallazione… decido di infilarmi sulla ciclabile e me la godo tutta fino a via dello Statuto…
Questa sera qua sa di Estate per davvero…
Me lo dice pure la stanchezza, che di questi periodi come d’abitudine sembra sparire…
Rientro a casa che non son neanche le undici…
Mi accascio letteralmente a letto cercando di recuperar un battito consono alla nottata che mi aspetta… il calore che emano mi da soddisfazione… la fatica del guerriero… intanto la tv statale mi propone l’ennesima tribuna elettorale… io però ho già scelto e per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali… 
Silvio poi ora come ora non mi fa più neanche rabbia…

sabato 12 aprile 2014

tutta colpa del paradiso..

La sensazione è quella di ripestare gli stessi passi allo stesso identico ritmo di quattro anni fa quando avevo battezzato quella fase come quella del correre.. spesso senza senso, con gli obbiettivi li a portata di mano, ma non la tua.. potevo correre quanto volevo, correvo sul posto come un bischero.. ero sudato intinto e l'obbiettivo sembrava così facile.. bastava allungare la mano, ma niente.. anche solo per toccarlo mi pareva di dover sudare le diciannove camice.. perchè sette, in quel caso eran perfino poche..
Non so se è il famoso background.. l'esperienza che ad una certa s'ha da avere, ma a questa girata, sarà che ho messo le mani avanti, a ragion veduta e nei tempi giusti, quand'ancora la nave era in porto, però mi sento un tintinnino più tranquillo... corro come uno sconsiderato lo stesso, un pazzo furioso ma sereno..
L'esperienza all'Associazione, come mi garba dirla a me, si sta via via consolidando in aspetti più che positivi nonostante questo secondo part time obbligato tolga non poche energie e spazio a quello che aveva e avrà la precedenza post San Giovanni, l'ambiente che si respira la dentro mi rimette in equilibrio nonostante la presenza di sconsiderati personaggi che si bilanciano nelle loro performances che niente hanno da invidiare a teatrini off di periferia.. l'istantanea che ho di loro, la loro foto che ripesco dal rullino volentieri è quella tavola imbandita, le chiacchiere più o meno alte di chi oramai condivide spazi simil casalinghi con la nonchalance che solamente famiglie ben mixate sanno fare..
Certo, non sempre riesco a mantener dritta la barra.. ogni tanto rischio di rovesciar tutto, di sbandare in curva e perfino sul viale.. perchè ne ho da controllare e di occhi ancora ne ho solamente due nonostante le lenti...  allora capitano giornate come quella di oggi che respiri col fiatone già in prima battuta nonostante non abbia neanche accennato ad un movimento rapido delle gambe...
A dire il vero già il prequel settimana scorsa non avrebbe dovuto far pensare a prestazioni da Camp Nou, però non puoi mai dirlo nella vita e ti ritrovi a cambiare idea sulle cose e le persone che neanche i centri di gravità permanente di Battiato avrebbero gestito...
Mi arriva la convocazione da parte di un ente, ad una prima lettura non ben precisato per un colloquio con tale Assistente Sociale, che solo in seguito ho scoperto essere ruolo di totale appannaggio del pubblico femminile di questa parte d'universo.. alla prima telefonata già marco malissimo, scambio per uomo chi mi avrebbe fatto il colloquio e le chiedo quel che avrei potuto già leggere da solo sulla convocazione.. il mio approccio sportivo mi vedeva già relegato in panchina per la finale...
Cerco di organizzare la mattinata nel migliore dei modi incastrandoci dentro un'impossibile scaletta compressa nell'arco di tre ore.. nell'ordine passo prima da negozio per non più di un'oretta.. riprendo la 307 dimenticandomi completamente che l'ingresso a Firenze dalla Fi-Pi-Li alle 9 di mattina vale un deflusso dal Franchi nei mercoledì di Champions League, ma non tutti, quelli da coda tra le gambe e con lo sciopero del tram..
In rapida successione cancello e reindirizzo la memoria prima su Villa Costanza, poi su Ponte a Greve e infine su La Federiga.. last chance... parcheggio un attimino alla cazzo di cane e corricchio, stavolta per davvero, verso la fermata della Tramvia, con la testa che rivive attimi di rincorsa alla metrodenoantri già vissuti oramai quattro anni fa...
Il biglietto tramite l'iphone è la figata da cittadino moderno che mi regalo oramai da tempo quando riappaio sui mezzi Ataf, mentre cominciano a brulicare tra una carrozza e un'altra una non precisata quantità di zaini scolastici e ciuffi da impalcatura nuiorchese che han visto bene di preferire il centro cittadino alle aule scolastiche... mentre passo l'Arno mi torna in mente un Romeo Casamonica interpretato da un fantastico Francesco Nuti... anche lui alle prese con l'assitente sociale.. sorrido un pò.. niente a che vedere, ma la testa gira per conto suo e mica la puoi fermare...
Google Maps mi indica la strada, venti minuti a piedi.. mi impegno, mi par brutto arrivar tardi quando sei stato convocato e di buona lena arrivo con quasi quindici minuti di anticipo... abbasso il minimo e riprendo a respirare come Dio comanda... mi concedo un caffeino rapido accompagnato da shottino di bolle che fa tanto Napoli a pochi passi da piazza Beccaria, poi traverso rapido la carreggiata e prendo d'infilata la mia destinazione...
Salgo i tre scalini che mi dividono dalla portineria che il cartello ostenta come reception e la sensazione di aver varcato il confine tra privato e pubblico è così forte che guardo le mattonelle per veder la linea gialla che delimita due mondi che si sfiorano, ma non si conoscono proprio...
Il portiere, di chiare origini Bellunesi, s'accapa dalla seggiola al di là d'un gabbiottino d'altri tempi.. sarà la posizione stravaccata, sarà che oramai ci sta più comodo che a casa sua, sarà che allungare di poco il collo è il movimento più ardito che fa, ma di lui mentre mi avvicino vedo solo la fronte, ora gli occhi, adesso il naso e non vado oltre... mi presento e chiedo lumi su chi mi dovrà colloquiare.. Mi chiede il documento e senza fare altro mi congeda con un :"si accomodi (con l'accento ben piantato sulla seconda o) pure che la dottoressa è appena entrata in riunione"..
Io:(nella mia nuvoletta)"..ma come è appena entrata in riunione, tra cinque minuti ho l'appuntamento.." ma faccio quel che mi ha detto l'oriundo e mi accomodo su una delle sedie appena dietro di me...
Nel frattempo esce da una stanzina un trittico da album delle figurine.. lei, dottoressa in non so cosa, con tanto di faldoncino sorretto da entrambe le braccia a mo di ponte elevatoio, parlotta a mezza voce con una coppia di peruviani vestiti a specchio.. Timberland con tanto di pelliccina (che intanto fuori fiorivano le viole), occhiali da sole tirati sulla fronte, giubbino nero di pelle che Renzie pareva Ricky Cunningam e ginsino strappato sulle mele... vengono abbandonati temporaneamente a pochi passi da me mentre la dottoressa prende le scale alla destra del portiere..
Mi giro verso la porta d'uscita e mi rigiro che erano già appolpati nella miglior pomiciata che un adolescente possa esibire.. lui si stacca con tanto di schiocco e le fa:".. se la un si sbriga e fo tardi allavoro..".. io in confronto son di Orbassano..
La dottoressa riappare e libera la coppietta di Sanfredianini del Peru con un sorriso e due fogli.. si rigira verso il portiere che nel frattempo cominciava a sudare senza aver mosso un ciglio da quella sedia, lo saluta e lui di rimando in perfetto bellunese le fa:(porgendole un sacchettino da bar) A dottorè... tenga na pastarella.." lei ringrazia, ma respinge il gentile omaggio e sparisce oltre le scale..
Dieci minuti e ne appare un'altra, medesimo faldoncino a mezz'aria piantato sullo stomaco.. passa a lato portiere e fa per venirmi incontro quando il piacione riparte con la solita offerta con pastarella a fine battuta respinta al mittente stavolta senza neanche interrompere il passo.. mi arriva a poche mattonelle e mi fa:"Nannelli Alessandro?".. la seguo nella stanzina di poco prima e ci ritroviamo uno di fronte all'altra quando son passate da poco le dieci..
La chiacchierata parte sul rigidino.. io cerco di aprirmi la strada scusandomi in maniera anche troppo remissiva per l'inconveniente telefonico e lei mi ghiaccia subito la faccina da facciamo la pace, mi perdona? con un:".. nessun problema si figuri, anche se l'assistente sociale è per natura donna... quindi..".. il tutto accompagnato da una smorfiettina a sostenere un fuori campo che chiosava con:"..coglioncello costì.."
I minuti passano rapidi dentro la mia testa, solo una volta fuori mi renderò conto che l'ora batte solamente la mezza.. parliamo del percorso, del controllo che devono effettuare e di come, quando e perchè accadde il fattaccio... mi rendo conto che sono comunque sereno.. non fosse così dopo quattro anni sarebbe un problema.. e probabilmente questo arriva pure a lei che mantenendo un approccio professionale si lascia andare a commenti di comprensione neanche sperati... ci lasciamo i numeri di telefono neanche fossimo amici e mi ritrovo in strada con un mal di schiena d'altri tempi ma leggero come le tiger sfasciate che mi ritrovo ai piedi... adesso non mi resta che ritornare alla stazione, riprendere la Tramvia, di nuovo la 307 , infilarmi in associazione per ragguagliare sul colloquio e far un mini turno da tre ore... rientrare in iper a chiuderlo stasera alle 21etrenta... nel mezzo però,  giusto per qualche minuto, il motivo che mi fa sorridere e star bene anche quando non ne avrei la forza, mi ci cullo giusto un pò, quel tanto che basta per affrontare tutto il resto con il sorrisino ebete di chi sa non è mai abbastanza, ma che non ne può più fare a meno...