Era metà agosto duemila14 quando già da settimane pianificavamo pellegrinaggi in lungo e in largo per mezza europa ed è facile, si sa, arrivare col pensiero, ma nei fatti questo pezzettino di Francigena sembrava diventare lo scalino, il primo tra l'altro, più impegnativo da fare..
Sembrava tutto ben pianificato nei minimi dettagli dal percorso ai vari mezzi che ci avrebbero portato alla partenza poi e riaccompagnato esausti la sera dopo questi tanto agognati 24km di lento movimento tra le colline senesi... un messaggio poco dopo l'ora di cena spezzò l'incantesimo, Sergino febbricitante, a ferragosto, sembrava voler attendere la mattina successiva prima di alzar bandiera bianca ma l'avventura si poteva considerare chiusa prim'ancora che scattasse il verde.
Rimandammo il tutto a tempi e condizioni meteorologiche migliori finendo quasi per dimenticarlo, accontentandoci di sporadiche camminate di periferia che tanto sapevano di pensionati con la spesa mattutina già fatta.
Il dicembre, da sempre dedicato al socio, l'avvicinarsi delle feste e dell'inverno con le sue temibili temperature allontanava di fatto la via per Roma rendendola sempre più una questione di principio.
Un gennaio che la primavera sembra a un passo ci ha visto rilanciare con entusiasmo adolescenziale il progettone tenendo stavolta ben fermi i piedi per terra con alternative già pronte in caso di nuove ed improvvise debacle.
Ci siamo ritrovati invece l'undici gennaio che percorrevamo la Firenze-Siena per Monteriggioni nonostante le nuvole si radunassero verso il nostro punto di partenza, ma la decisione era presa, il primo passo fatto e non potevano certo fermarci due gocce d'acqua..
Lasciata l'auto nel parcheggio della stazione di Castellina in Chianti abbiamo cominciato la salita per le mura di Monteriggioni.. l'euforia iniziale comprensiva di migliaia di parole a riempire ogni passo si è smontata poche centinaia di metri dopo quando la prima pettatina per l'ingresso al paese ci sentiva ansimare silenziosi... passata la porta siamo entrati nella piazza principale di Monteriggioni, alla ricerca del punto informativo e la sosta a incamerare delucidazioni è apparsa quanto meno indicativa sullo stato di forma.
Usciti dalle mura e con ben due km sulle spalle già ci sentivamo esperti pellegrini, le colline senesi ci aprivano davanti paesaggi da cartolina, i colori dell'inverno sembravano comunque mantenere intatte le colline che a primavera rifioriscono ordinate tra campi di grano e colture che ne definiscono precise confini e contorni.
Dopo pochi km erano già ben definiti i ruoli all'interno della batteria.. il delse convinto camminatore seguiva i propri passi senza cedimenti ne rallentamenti di alcunchè natura... questo suo passo deciso però lo tradiva alle biforcazioni... preferiva le sensazioni alle indicazioni ben presenti e andava in difficoltà in assenza di queste ultime... io d'altro canto, mi affidavo a quei mattoncini ben evidenti, un pò come da piccolo alle prime facce estranee che si avvicinavano mi agganciavo forte alle gonne della mamma, entrando però spesso in scia al pellegrino professore di lingua francese facendomi trainare psicologicamente nei momenti in cui avrei preferito urlare sosta a squarciagola.. La temperatura e un solicino timido ci permetteva di avanzare tonici spezzando la fatica iniziale con ricordi e racconti che quel silenzio naturale sembrava facilitare, nonostante i dubbi sulle prime biforcazioni, le interpretazioni del tutto personali su quel VF che ogni tanto delimitava il nostro cammino e le spiegazioni scolastiche che il buon Delse mi elargiva dall'alto della sua preparazione umanistica siamo arrivati al punto sosta, come se lo avessimo stabilito, ad un'ora degna per definirlo pranzo.. il lauto banchetto preparato dal professore, presentava una serie di panini fingerfood bagnati da un vinellino bianco sempre minisize che nell'idea di partenza non potevano e non avrebbero dovuto inficiare la tenuta dei due pseudo pellegrini, dal mio zainuccio tentatore invece spuntava l'abbinamento panettonepassitodipantelleria degno rappresentante della civiltà ferma e inattiva che riempie il nostro quotidiano.. il senso di responsabilità misto a quello non poco presente di colpa c'ha visto ripartire di buona lena senza addentare alcun dessert.
La seconda parte del percorso misto tra asfalto e boscaglia c'ha avvicinato a Siena e la sensazione di non accusare alcuna fatica ha di fatto mantenuto sorrisi e voglia di scherzare anche durante quei tre minuti di pioggia.. abbiam fatto in tempo a bagnarci, pensare che fosse passeggera, riconsiderare la nostra idea, coprirci con le dovute mantelle e ritoglierle dopo cinquanta passi che il sudore già si stava impossensando di noi..
Abbiamo pure tentato la fuga per un viottolo che pensavamo corretto attraversando proprietà private sconosciute e ritornando sui nostri passi meleggiandoci a vicenda col tentativo inutile di scaricar sull'altro la responsabilità decisionale che ci aveva portato fuori pista per almeno un quarto d'ora.
Un maneggio prima e un cimitero poi c'ha fatto abbandonare lo sterrato boschivo entrando di fatto nel comune di Siena...
A pochi passi dal sogno un cavalcavia e due cani rabbiosi c'hanno visto rallentare infastiditi da quel che ci aspettava di li a poco... venticinque km sulle spalle e un percorso definito dai più bravi come mediamente impegnativo si stavano esaurendo con una pettatina record che ha messo realmente in dubbio il nostro arrivo alla stazione del capoluogo ghibellino.
Affrontata a muso duro, siamo arrivati zigzagando persino di spalle alla cima di questo nostro kilimangiaro per poi riscendere, buffe le sfide, a valle per aspettare il trenino a gasolio che in poco più di venti minuti ha coperto al contrario la distanza che a piedi abbiamo completato di quasi sei ore.
Oramai abbandonati sulla panchina del primo binario, nonostante il freddo della sera, non riuscivamo a preferire la sala d'attesa per la semplice incapacità di comandare ulteriori movimenti alle nostre gambe.. addentando voracemente le due fette di panettone, ci siamo riscaldati con del buon passito di pantelleria che di fatto c'ha visto brindare all'impresa. D'improvviso l'ulteriore sfida... il cambio binario, devastante psicologicamente mi ha visto imboccare per primo le scale del sottopasso avvisando il Delse durante la discesa, che ha risposto ma mi ha raggiunto al terzo barcollando non poco a causa di un'anchetta oltremodo infastidita...
Le scalette della stazione di Castellina in Chianti hanno decisamente definito conclusa la prima uscita del duemilaquindici... il ritorno a Firenze c'ha sentito parlottare silenziosamente gustandoci dolori e stanchezze voluti, cercati.. con una convinzione nuova, certi che davvero è stato dato il via ad una nuova fase che vede obbiettivi ambiziosi oramai decisi... Terra di Spagna, i pellegrini veri, conchiglie e credenziali ci aspettano... non resta altro che prepararci a garbo..
... Nelle molte giornate del cammino da effettuare, ve ne saranno di radiose e di necessariamente in ombra ed è principalmente in queste che il pubblico dovrà farse maggiormente sentire vicino agli atleti. Il campionato non si arresta né alla terza, né alla quarta domenica [...] quindi: avere fermamente fiducia! La vittoria, ne siamo certi, bacerà ripetutamente il nostro vessillo... Luigi Ridolfi
domenica 8 marzo 2015
lunedì 5 gennaio 2015
le meraviglie nascono senza seminarle
Uno si potrebbe raccontare anche mille verità tutte diverse però sarebbe un po' come sorridere quando avresti solo una gran voglia di piangere.. anche chi ti conosce poco si accorgerebbe della simpatica paresi da book fotografico... le emozioni si raccontano col cuore e si comandano difficilmente, è impossibile non ascoltare il cuore e se sorridi quando non vorresti, ne freghi un paio, forse, di quelli che passano veloci e distratti, ma già dal terzo la bocca ti si è piegata verso il basso e solo se ti sei davvero impegnato l'idea resta quella del sorriso, ma è solo la tua idea.. vale lo stesso per l'opposta reazione, ma nessuno al mondo avrà mai voglia di nascondere la gioia, un sorriso o la felicità...
Bravi quei duri che riescono a trasmettere equilibrio anche quando stanno cadendo da altezze incredibili, bravi..? non credo e comunque, come diceva quel tale, anche loro piangono contro i muri...
La quotidianità sempre più veloce, di una rapidità serrata con la quale rischi di non poter neanche tentar di combattere, i confronti continui e il senso talvolta oppressivo di responsabilità che ti viene richiesto, inculcato, calato dall'alto anche per le più semplici dinamiche rischiano di appiattire tutto, di metterti su un rullo e non ti danno più, almeno questa è la sensazione, l'opportunità di guidare la tua vita come avevi lecitamente immaginato quando tutto sembrava così facile e tutto fattibile.. diventa sempre più difficile restar genuini, mantenere i profili con i quali siam venuti al mondo, devi essere socialmente impeccabile e non puoi permetterti ne pause, ne tentennamenti... c'è sempre qualcuno che ti prende il posto... senza pensare fino in fondo che si sta al mondo una volta sola... per ora nessuno è mai tornato indietro a raccontarci il contrario...
La fortuna, secondo me, sta nel saper far fronte a tutto questo con la naturalezza, la spontaneità che sembra non aver più spazio a certe latitudini e ci si dovrebbe sentir realmente fortunati nello scoprire di aver la chiave giusta per affrontare tutto seguendo un registro che batte un passo diverso dal resto del gruppone.. riuscire a guardare oltre, non fermarsi alle apparenze e non voler forzatamente giudicare per il gusto di farlo... poter vedere seguendo le sensazioni, le emozioni, non solo attraverso occhi e paragoni... non si vede bene che con il cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi.
Nelle favole spesso ci si perde in voli pindarici, l'immaginazione corre rapida e diventa realtà, ognuno ovviamente distribuisce i ruoli, diventa attore protagonista e gestisce la trama seguendo la propria verve, ma soprattutto seguendo il proprio cuore, milioni di sliding doors.. nelle favole, sempre, se ci si perde mescolando un pizzico di razionalità alla solita valanga di emozioni, si riescono a trovar spiegazioni e concetti che magari abbiamo già tutti dentro, ma che non tutti hanno la possibilità di interpretare e rendere chiari..
Se non ritagliamo il giusto spazio da dedicarci rischiamo di perdere la curiosità, la voglia di conoscere quel che quotidianamente non ci tocca, rischiamo di non saper più apprezzare le piccole cose che ci capitano, di non saper più distinguere le cose che ci piacciono realmente da quelle che siamo spinti per generalizzazioni spicciole a pensare siano precise per noi.. può esser faticoso divincolarsi dall'andamento generale, c'è chi ci prova e chi invece vive quotidianamente un'altra vita senza aver la possibilità di accorgersi di nulla.. però vi garantisco che basta una volta, una passione vissuta come dio comanda, un prendersi cura di qualcosa che ci riempie davvero, innamorarsi perdutamente di un posto, entrare dentro uno sguardo con la voglia di guardarci oltre, perdersi in un sorriso che fino a due secondi prima pare identico a tutti gli altri, ma non è.. in quell'istante abbiamo cominciato a non usar più gli occhi e basta, accettiamo le sensazioni che riceviamo, diamo libertà alle nostre e quando si accetta che qualcuno si sieda vicino a noi, cominciamo a conoscerlo, e come nella favola se il giorno dopo lo avremo ancora vicino, e quello dopo ancora sarà nuovamente li accanto a noi, allora avremo fatto un passo decisivo per non restare indifferenti, cominceremo ad aver nuovamente curiosità, e come la volpe col principe cominceremo ad apprezzare la felicità prima agitandosi poi inquietandosi a mano a mano che si avvicinerà.. rischiamo di perdersi per strada questa parte stupenda di mondo se continuiamo a viver la vita degli altri da spettatori senza capire cosa ci serve per stare bene, senza cercare quel che ci fa stare bene, senza riuscire a stabilire il valore giusto che ha quella cosa o quella persona.. quando riusciamo ad alzare la testa e ad aprire il cuore, solo allora riusciamo ad ascoltare chi ci parla.. spesso annuiamo senza neanche guardar negli occhi chi ci parla.. non sapremo mai se abbiamo la giusta chiave per capire, per conoscere.. per addomesticare o farsi addomesticare da qualcun altro.. lo dice il piccolo principe, quando ci si addomestica, si creano dei legami, ci prendiamo delle responsabilità... piano piano cominciamo ad aver bisogno di chi abbiamo addomesticato... ci perderemo del tempo, ce ne prendiamo cura, la proteggeremo con piccoli gesti, attenzioni che solo a lei dedicheremo ed è quel tempo perso che la rende importante perchè la rende unica...
E' un percorso unico la vita, non ci è data la seconda possibilità.. non esiste però un dentro o fuori.. esistono tentativi, fatiche, errori e sacrifici, rincorse e attese che solo con la giusta dose di passione e voglia non sembrano tali.. esistono incroci perfetti e strade che non si toccheranno mai, esistono, eccome se ci sono, identici registri, situazioni che ti danno il giusto battito, che ti fanno sentir nel posto giusto anche se piove, fa freddo, è buio e la fiorentina perde 5-0 in casa... esistono chiavi per tutte le porte... la curiosità e la spontaneità ci farà trovare la porta giusta per la nostra, ci farà sentire pezzi di un puzzle che finalmente si incontrano, ci farà dedicare le nostre attenzioni e vivere le nostre passioni come ha fatto il principe con la sua rosa.. unica perchè la sua cura l'ha resa tale...
E' un percorso unico la vita, non ci è data la seconda possibilità.. non esiste però un dentro o fuori.. esistono tentativi, fatiche, errori e sacrifici, rincorse e attese che solo con la giusta dose di passione e voglia non sembrano tali.. esistono incroci perfetti e strade che non si toccheranno mai, esistono, eccome se ci sono, identici registri, situazioni che ti danno il giusto battito, che ti fanno sentir nel posto giusto anche se piove, fa freddo, è buio e la fiorentina perde 5-0 in casa... esistono chiavi per tutte le porte... la curiosità e la spontaneità ci farà trovare la porta giusta per la nostra, ci farà sentire pezzi di un puzzle che finalmente si incontrano, ci farà dedicare le nostre attenzioni e vivere le nostre passioni come ha fatto il principe con la sua rosa.. unica perchè la sua cura l'ha resa tale...
mercoledì 6 agosto 2014
Ancora un giorno in più...
Ognuno affronta le cose a modo suo e questa è una bella frase fatta che poteva scrivere chiunque..
A volte per partire serve semplicemente rompere il ghiaccio.. a me serviva una frasina scontata del cazzo.. l'ho scritta, adesso vado avanti..
Perchè non sempre riesco a buttar giù quel che dentro vedo già scritto.. lo potrei addirittura leggere, mi capita di addormentarmici mentre butto giù pezzi da novanta, capolavori della letteratura, romanzi, best sellers.. e ancora non capisco perchè non ritrovo il mio nome tra le classifiche dei più venduti, ma talvolta anche semplici racconti.. poi come mi piazzo qui davanti, il buio.. il vuoto...
Potrei muovere le dita sulla tastiera anche per ore ma la pagina resta vuota come l'ho aperta..
Il cursore lampeggia lassù in alto a sinistra quasi a prendermi per il culo... scrivi? no.. scrivi? no.. scrivi? no.. fanculo...
Il cursore lampeggia lassù in alto a sinistra quasi a prendermi per il culo... scrivi? no.. scrivi? no.. scrivi? no.. fanculo...
Esistono per davvero quei momenti e quando arrivano li senti forte.. potresti battere i tasti cominciando mille frasi differenti, ma son sufficienti le prime tre o quattro parole e già sdubbi su quel che sta venendo fuori, ne sei proprio disgustato... a volte fai un tentativo forzando le smorfie, continuando periodi che già in prima battuta appaiono inutili, sterili, che non porteranno da nessuna parte.. lo sai bene, ma sono ore che provi e non ti vuoi arrendere.. Sai già comunque che per quanto lunga possa essere la prima frase avrà vita breve.. cancelli tutto e arrivederci..
Ci son momenti che ti lasciano basito, fermoimmobile neanche il peggior bloc di militaresca memoria, dentro stai scrivendo dei tomi infiniti che a pensarli pesano anche, le dita invece restano ferme.. ballettano sulla tastiera inutilmente.. te le guardi anche.. i polpastrelli, quei ribelli voltagabbana del cazzo, sai già che a breve terrai premuto per un pò quel tasto in alto a destra.. canc, canc, canc.. un piccolo fallimento ogni volta..
Capita che questi momenti qua sembrano rincorrersi... sta a te riconoscerli.. assecondarli, se li combatti rischi solo di aggrovigliarti su te stesso in un panico da pseudo scrittore che non farà altro che alimentare la sensazione di aver dimenticato come si pedala, come si cammina..
Capita che questi momenti qua sembrano rincorrersi... sta a te riconoscerli.. assecondarli, se li combatti rischi solo di aggrovigliarti su te stesso in un panico da pseudo scrittore che non farà altro che alimentare la sensazione di aver dimenticato come si pedala, come si cammina..
Esistono peraltro momenti nei quali capisci che sarebbe inutile, ridondante scrivere, perchè rispondere in quei casi è perfino inutile.. è sufficiente annuire.. anche se nessuno può vederti.. certe parole arrivano dirette.. han la potenza di una freccia scoccata come si deve.. e le frecce scoccate a modo arrivano al centro.. quando si ha la netta sensazione che non si può far altro che annuire potresti scrivere ore senza dire niente perchè quel che doveva venir fuori è già stato espresso e anche parecchio bene..
Va da se che resta la sensazione dell'incompiuto.. un pò come un cross dalla destra che basterebbe spizzare di testa, come direbbero quelli bravi, ma invece di saltare ti limiti a guardarlo passare quel pallone.. rallenti la corsa e lo guardi passare..
Il fatto è che se ti garba fare gol prima o poi ci riprovi, al prossimo cross la palla la vai a cercare e con i gomiti belli alti anche e a occhi chiusi la butti dentro.. portiere permettendo..
Perchè se ti allontani troppo senza riprovare poi ti sembra normale non ritentare..
E quando lasci passare del tempo cominci anche a non riaprirla più quella pagina..
Più ti allontani, più ti allontaneresti...
Ma quando scrivere è la cosa più bella al mondo, quella che più ti riempie, magari lasci passar del tempo, ci pensi.. oppure no, eviti anche di pensarci, ma sicuramente eviterai di dimenticartene...
Non si tratta di dipendenza per carità, ma semplicemente di voler assecondare il tuo benessere...
C'è qualcuno al mondo che evita quel che lo fa star bene? ho i miei dubbi...
E non si tratta di egoismo, certo...
domenica 29 giugno 2014
La cosa più semplice sarebbe quella di non essere mai nato..
Mi ritrovo con la fronte appoggiata al finestrino mentre scendiamo giù a valle... il bicchierino di grappa per un buon saluto ancora tra le mani, lo sguardo fisso sul mugello che mi scorre di lato e si presenta con il suo mare chiuso tra dighe e spiagge di ghiaia, il pensiero va immediatamente ai tortelli di Luco che si sciolgono in bocca.. li assaporo col ricordo e con l'appetito che mi rincorre da stamani.. la due giorni appena trascorsa sperduto nei boschi dell'Appennino, maltravestito da un Indiana Jones che avrebbe guadato a fatica anche il terzolle mi apre un sorriso appena appena stanco, mi guardo un pò intorno, occhi chiusi e bocche spalancate.. solo io e l'autista, bontà sua, riusciamo a restar svegli.. é evidente che non siam fatti per certi ritmi o forse non siam più fatti per certe immersioni naturali che poco hanno a che fare con la nostra quotidianità, ma non era questo quel che dovevamo capire...
Per un istante ritorna la voglia di vivere ad un altra velocità, ma l'imborghesimento mi riacciuffa bene con il casello dell'A1... direzione Firenze.. si torna a casa.. ripesco l'iphone dimenticato per quasi quarantottore nelle tasche dello zaino, la civiltà mi regala due linee di segnale e qualche secchiata di notifiche.. mi torna in mente l'udienza di stamani e senza star troppo a cercar di capire scrivo un sms al mio Franco Baresi del foro.. :"notizie per me?".. :"ti ho girato una mail" mi risponde il freddo..
...All'udienza di stamani tutto bene, il giudice preso atto della relazione finale ha dichiarato estinto il reato e.. e basta.. bene così... il sorriso stanco si allarga silenzioso, condivido l'euforia tanto attesa con chi alberga bene nei miei pensieri e annuncio il traguardo ai compagni di viaggio.. David da il via ad un altro giro di grappa a brindare.. non mi faccio pregare, saranno anche le cinque del pomeriggio ma ho l'autista dalla mia e quattro anni da chiudermi alle spalle..
Adesso a distanza di quattro anni, a obbiettivo raggiunto, è un euforia lenta.. matura, invecchiata anzi, quattro anni in botti di rovere.. sembra quasi tutto dovuto.. chiaro che doveva andar così.. ma non la pensavo così quel venerdì sera sul lungarno del Pignone quando rimasi esterrefatto, incapace di capire perché stava succedendo a me... non era così che la pensavo quando entrai la prima volta a Villa Fiorita rimpiangendo le giornate perse a piantonare le camerate durante la leva.. non la pensavo così al colloquio con lo psicologo e neanche tutte le volte che mi sentivo chiamare Mannelli.. non la pensavo così ogni volta che mi sottoponevo alle analisi di rito.. e non ero assolutamente sereno ne tranquillo ogni volta che mi sedevo di fronte alla commissione che pareva poter disporre e decidere a piacimento con lo stesso altezzoso e sprezzante atteggiamento di un imperatore romano quando al Colosseo decideva con un pollice la vita o la morte di un gladiatore, non la pensavo così neanche la mattina della prima udienza, figuriamoci alle successive rimandate per vizi di forma così futili ai miei occhi... non la pensavo così neppure alla lettura della sentenza... e non sono un delinquente anche se a tratti, a momenti un pochino qualcuno mi c'ha pure fatto sentire..
E' stato un percorso oltremodo lungo se paragonato alla causa scatenante ma tant'è.. mi sono adeguato alla strada da percorrere perchè è così che si deve fare... ho gestito la rabbia riuscendo a riderci su mano a mano che passava il tempo, non ho mai completamente accettato tante sfaccettature e ho faticato a digerire atteggiamenti che non sentivo di meritare... ho trascinato un fardello che aumentava di peso col tempo che passava.. durante il tragitto ho trovato chi mi ha accompagnato, sostenuto.. chi invece mi ha dato respiro togliendomi un pò di quel peso.. ho trovato chi quotidianamente e nei modi più semplici ma diretti mi dava e mi da serenità, affetto, amore e benessere a piene mani... ho avuto accanto persone che hanno agevolato quanto era nelle loro possibilità questo mio impegno, ho conosciuto un mondo che probabilmente non avrei neanche mai avuto modo di sfiorare, persone che mi hanno fatto sentire a casa, accolto e benvoluto.. persone che lavorano da sempre per il bene comune, per la solidarietà e per ingentilire i cuori.. il volontariato tanto bistrattato che ha confini troppo stretti per le potenzialità che potrebbe sprigionare.. ho avuto conferme di quel che pensavo e di quel che provavo.. ho trovato aiuto e comprensione laddove non avrei mai creduto di potermi neanche appoggiare... ho dato ancor più valore a sorrisi, abbracci e perfino alle pacche sulla spalla, ma ho anche saputo distinguere l'interesse, il dispiacere e la comprensione genuini da quelli formali, obbligati... ho imparato a conoscermi meglio, a capire i miei limiti e a spostarne alcuni...
Adesso che è tutto finito mi sento per assurdo fortunato.. dovrei ringraziare questa deviazione di quattro anni perchè ne esco indubbiamente migliore di come ne sono entrato... ho dato fondamenta solide ad alcune mie idee, alcuni pensieri.. ho aumentato e approfondito sentimenti, amicizie che hanno preso il posto della rabbia della prima ora...
Ho avuto la netta sensazione di aprire e chiudere un periodo bello impegnativo che mi ha visto muovere non senza difficoltà tra aule di tribunale e laboratori di analisi, camminare a ore intere, prendere i mezzi più disparati, chieder passaggi neanche fossi a fare il giro del mondo, pedalare su una bici che poi hanno avuto anche il buon cuore di rubarmi, far guidare la mia 307 a chiunque apprezzando una visuale, quella del passeggero, che non ricordavo neanche, parlare con sconosciuti che pretendevano di insegnarmi a vivere, accettare decisioni e condanne senza muover ciglio, piangere da solo e sentirmi abbracciato anche solamente da uno sguardo, ritrovarmi a ridere con persone appena conosciute, gestire emozioni e tensioni nuove, chiedere aiuto, rivivere attimi di perplessità, di smarrimento e vivere forti sensazioni che servono tanto a questo cuore..
Anche questa è vita.. tutto questo fa parte del percorso che ognuno si ritrova a fare, chi più pittoresco, chi meno.. chi in discesa e chi invece con scalini più o meno ripidi da affrontare e aree di sosta forzata da rispettare.. una vita durante la quale è facile sentirsi soli, ma è altrettanto facile capire che soli non si è mai..
Per un istante ritorna la voglia di vivere ad un altra velocità, ma l'imborghesimento mi riacciuffa bene con il casello dell'A1... direzione Firenze.. si torna a casa.. ripesco l'iphone dimenticato per quasi quarantottore nelle tasche dello zaino, la civiltà mi regala due linee di segnale e qualche secchiata di notifiche.. mi torna in mente l'udienza di stamani e senza star troppo a cercar di capire scrivo un sms al mio Franco Baresi del foro.. :"notizie per me?".. :"ti ho girato una mail" mi risponde il freddo..
...All'udienza di stamani tutto bene, il giudice preso atto della relazione finale ha dichiarato estinto il reato e.. e basta.. bene così... il sorriso stanco si allarga silenzioso, condivido l'euforia tanto attesa con chi alberga bene nei miei pensieri e annuncio il traguardo ai compagni di viaggio.. David da il via ad un altro giro di grappa a brindare.. non mi faccio pregare, saranno anche le cinque del pomeriggio ma ho l'autista dalla mia e quattro anni da chiudermi alle spalle..
Adesso a distanza di quattro anni, a obbiettivo raggiunto, è un euforia lenta.. matura, invecchiata anzi, quattro anni in botti di rovere.. sembra quasi tutto dovuto.. chiaro che doveva andar così.. ma non la pensavo così quel venerdì sera sul lungarno del Pignone quando rimasi esterrefatto, incapace di capire perché stava succedendo a me... non era così che la pensavo quando entrai la prima volta a Villa Fiorita rimpiangendo le giornate perse a piantonare le camerate durante la leva.. non la pensavo così al colloquio con lo psicologo e neanche tutte le volte che mi sentivo chiamare Mannelli.. non la pensavo così ogni volta che mi sottoponevo alle analisi di rito.. e non ero assolutamente sereno ne tranquillo ogni volta che mi sedevo di fronte alla commissione che pareva poter disporre e decidere a piacimento con lo stesso altezzoso e sprezzante atteggiamento di un imperatore romano quando al Colosseo decideva con un pollice la vita o la morte di un gladiatore, non la pensavo così neanche la mattina della prima udienza, figuriamoci alle successive rimandate per vizi di forma così futili ai miei occhi... non la pensavo così neppure alla lettura della sentenza... e non sono un delinquente anche se a tratti, a momenti un pochino qualcuno mi c'ha pure fatto sentire..
E' stato un percorso oltremodo lungo se paragonato alla causa scatenante ma tant'è.. mi sono adeguato alla strada da percorrere perchè è così che si deve fare... ho gestito la rabbia riuscendo a riderci su mano a mano che passava il tempo, non ho mai completamente accettato tante sfaccettature e ho faticato a digerire atteggiamenti che non sentivo di meritare... ho trascinato un fardello che aumentava di peso col tempo che passava.. durante il tragitto ho trovato chi mi ha accompagnato, sostenuto.. chi invece mi ha dato respiro togliendomi un pò di quel peso.. ho trovato chi quotidianamente e nei modi più semplici ma diretti mi dava e mi da serenità, affetto, amore e benessere a piene mani... ho avuto accanto persone che hanno agevolato quanto era nelle loro possibilità questo mio impegno, ho conosciuto un mondo che probabilmente non avrei neanche mai avuto modo di sfiorare, persone che mi hanno fatto sentire a casa, accolto e benvoluto.. persone che lavorano da sempre per il bene comune, per la solidarietà e per ingentilire i cuori.. il volontariato tanto bistrattato che ha confini troppo stretti per le potenzialità che potrebbe sprigionare.. ho avuto conferme di quel che pensavo e di quel che provavo.. ho trovato aiuto e comprensione laddove non avrei mai creduto di potermi neanche appoggiare... ho dato ancor più valore a sorrisi, abbracci e perfino alle pacche sulla spalla, ma ho anche saputo distinguere l'interesse, il dispiacere e la comprensione genuini da quelli formali, obbligati... ho imparato a conoscermi meglio, a capire i miei limiti e a spostarne alcuni...
Adesso che è tutto finito mi sento per assurdo fortunato.. dovrei ringraziare questa deviazione di quattro anni perchè ne esco indubbiamente migliore di come ne sono entrato... ho dato fondamenta solide ad alcune mie idee, alcuni pensieri.. ho aumentato e approfondito sentimenti, amicizie che hanno preso il posto della rabbia della prima ora...
Ho avuto la netta sensazione di aprire e chiudere un periodo bello impegnativo che mi ha visto muovere non senza difficoltà tra aule di tribunale e laboratori di analisi, camminare a ore intere, prendere i mezzi più disparati, chieder passaggi neanche fossi a fare il giro del mondo, pedalare su una bici che poi hanno avuto anche il buon cuore di rubarmi, far guidare la mia 307 a chiunque apprezzando una visuale, quella del passeggero, che non ricordavo neanche, parlare con sconosciuti che pretendevano di insegnarmi a vivere, accettare decisioni e condanne senza muover ciglio, piangere da solo e sentirmi abbracciato anche solamente da uno sguardo, ritrovarmi a ridere con persone appena conosciute, gestire emozioni e tensioni nuove, chiedere aiuto, rivivere attimi di perplessità, di smarrimento e vivere forti sensazioni che servono tanto a questo cuore..
Anche questa è vita.. tutto questo fa parte del percorso che ognuno si ritrova a fare, chi più pittoresco, chi meno.. chi in discesa e chi invece con scalini più o meno ripidi da affrontare e aree di sosta forzata da rispettare.. una vita durante la quale è facile sentirsi soli, ma è altrettanto facile capire che soli non si è mai..
venerdì 23 maggio 2014
Un Girardengo a cinque stelle
Esistono appuntamenti ai quali non vuoi mancare e altri ai quali senti di non poter mancare e anche quando gli ultimi si accavallano con i primi la scaletta delle priorità si crea autonomamente.. i valori vengono fuori da soli, c’è poco da sbattezzarsi sul come.. Alle 21 c’è il comizio del M5S in piazza Santissima Annunziata e io mi ritrovo a montar sul ponte all’indiano con la spia della riserva che mi ricorda ormai da ieri che non ne ha più.. Son due giorni che rimando, potevo aver già rimediato e avrei potuto essere già in piazza da un’oretta ma certe boccate d’ossigeno non puoi rimandarle..
Già mi vedo ciondoloni che percorro l’Indiano alla stregua d’un buon cugino sulla strada per Finisterre e la prospettiva non mi fa impazzire, oramai son già in ritardo, non ho una DeLorean così esco su Via Martini alla ricerca di un distributore…
Arrivo a casa di filata, strano… all’ultimo rosso l’orologio batteva poco più delle 21eventi e via Mazzoni, meravigliosa, sa essere comprensiva sempre, specie quando come stasera lascerei volentieri la macchina anche nel mezzo della carreggiata... dalla furia che ho..
Al terzo giro riesco ad infilarla a qualche centinaia di metri da casa.. inutile correre… inutile… me lo ripeto passo passo, me la prendo comoda… però, di contro riesco a cambiarmi a velocità Superman entrando in camera e riuscendone come Clark Kent dalla cabina telefonica.. mi carico sulle spalle la due ruote meno usata negli ultimi due anni ed esco a riveder le stelle, libero davvero solo quando monto in sella, dopo due rampe di scale che alla terza non l’avrei raccontata.
Il gran premio della montagna che mi ritrovo a dover affrontare appena partito mi apre la discesa di via tavanti in tempo per recuperare ossigeno e un colorito sano.. la velocità si fa interessante e il freschino mi entra tra le trame della polo… le lacrime mi riempiono gli occhi e mi riprometto, un po’ alla Berlusconi, che non dovrà esser l’unica uscita in tal guisa..
La pedalata pare onesta, ma non mi illudo, il tratto è breve e totalmente pianeggiante, mi accorgo della poca forma ogni rosso che intendo volutamente rispettare, abbraccio il semaforo alla fortezza come un maratoneta all’ultimo sforzo e al verde riparto con la bocca asfaltata e la sensazione della disidratazione a pochi passi… la pavimentazione di via Santa Reparata non mi aiuta e mi ritrovo a balzellare come un picchio, evito danni collaterali alzandomi in piedi sui pedali e questa nuova andatura mi da proprio l'aria del ciclista, indubbiamente più di quel che sono, mi pavoneggio pure troppo mentre entro in piazza San Marco e azzardo manovre ardite zigzagando a culo ritto neanche fossi uno scalatore sullo Zoncolan, arrischio difatti un paio di volte il bacio al sanpietrino, ma riesco ad evitar la musata con una meravigliosa agilità finora perfetta sconosciuta.
L’ingresso in piazza è filtrato da un paio di pattuglie di polizia e nell’ultimo tratto tra i due santi mi ritrovo in fuga solitaria, una volata fresca e poco impegnativa accompagnata dalla sempre più vicina voce di Beppe Grillo..
Piazza della Santissima Annunziata è gremita almeno quanto immaginavo e Beppe Grillo sta sciorinando il suo pezzo forte… gli applausi si sprecano, le urla e le battute pure… gli argomenti e le motivazioni sono più che condivisibili, certi atteggiamenti forse non totalmente ma il succo della questione resta interessante e ragionato in maniera convincente.. la sensazione di giustizia, trasparenza è palpabile… non sembrano solo slogan.. non lo sono se si è avuto la curiosità di interessarsi un po’ più del normale nei mesi precedenti, ma veniamo da un ventennio non proprio brillante, le bruciature ci son state e noi ne portiamo i segni evidenti… si respira in giro la voglia di far pulito e ripartire e il Movimento sembra l’unica forza attuale che riesce ad incarnare lo spirito di chi esprime le proprie idee con il voto.
Mi dispiace solo non aver sentito gli interventi di Di Battista, che mi pare sempre più preparato, e della candidata a sindaco della mia città…
Dopo neanche un’oretta finisce tutto.. la piazza si svuota lentamente accompagnata da una colonna sonora un po’ troppo sparata ma va bene così… mi avvio verso via Laura a recuperare il mio bolide che, senza catena, avevo debitamente occultato oltre una transenna, e m’infilo tra la folla scampanellando di tanto in tanto a chieder strada…
Giusto il tempo di un paio di pedalate e mi squilla l’iphone, ci son teste e cuori che sembrano aver la chiave per entrarmi dentro e farmi trovar il giusto equilibrio, quello di cui ho bisogno anche in questi casi, quando la mia di testa vola alto fantasticando senza zavorre che però è sempre bene avere… non si può parlar di tutto con tutti e questo è chiaro a chiunque… ecco quindi che mi sembrano consoni, giustificati e per niente campati in aria alcuni allarmini legati a questa euforia dilagante che si trascina dietro irresistibile la voglia di giustizia che rischia di cader nel giustizialismo… e per quelli come noi che non hanno mai creduto a regimi o estremismi facili è chiaro che il confine è labile specie in una situazione storica come quella in cui ci troviamo… io, come molti altri a veder dalle piazze, mi ritrovo nella posizione di poter scegliere non più il meno peggio ma chi mi sembra possa garantirmi quel cambiamento necessario per poter ripartire su un binario più onesto, più vicino a quell’idea di democrazia che probabilmente la mia generazione non ha mai totalmente vissuto… esiste però la paura.. quella che ti frena specie quando sei a un passo, stai li fermo, basta dire di si, basta una croce su un foglio, un cenno con la mano, una parola che dia inizio a quel cambiamento che sembra così impensabile.. ed è una paura razionale, comprensibile… specie quando ci sentiamo davvero parte di quel cambiamento… se ci fermiamo a pensar quanto è difficile cambiare qualcosa nella nostra vita nonostante sia percettibile la voglia o la necessità di farlo.. ecco, con le dovute proporzioni in questo caso sarò parte di una moltitudine che darà una spinta soda a questo passaggio e la mia unica perplessità ragionevole, alla quale sono arrivato dopo aver chiuso la telefonata, è legata alla necessità di un equilibrio che non dovrebbe mai mancare a certe altezze perché le responsabilità a quei livelli, lo han dimostrato i politicanti che ci han governato ultimamente, non sono poche e hanno riflessi tangibili e importanti nella vita di chi sta quaggiù… ben venga un movimento che si faccia spazio, anche a gomitate, tra chi ha sempre portato avanti i propri interessi a discapito dei più e che cerchi di ribadire con forza la sovranità di un popolo, ma questo poi deve restare, questo deve essere l’obbiettivo.. mi fan piacere le parole di Beppe Grillo quando rammenta Berlinguer che della questione morale ha fatto un motivo di essere e che dopo la sua morte è stato pressochè dimenticato proprio dal centrosinistra italiano anzitutto proprio per ciò che attiene a questo tema.. (A.Scanzi), così come quando ha parlato di temporaneità del movimento, riferendosi al fatto che una volta ristabiliti certi equilibri e una certa idea di democrazia probabilmente il movimento non avrà più motivo di esistere… l’idea di non potersi ricandidare dopo la seconda legislatura e altri paletti che sembrano quasi nobili e fuori dal tempo se confrontati con gli atteggiamenti variegati dei nostri politici… tutti puntini che mi dan la leggera sicurezza di aver a che fare con qualcuno che davvero vuole solo il bene di questo paese… il tempo sarà galantuomo e se il tutto prenderà una piega differente dalle idee che mi han fatto crescere fino ad adesso non potrò fare altro che limitarmi a dire che ho sbagliato ma almeno avevo creduto in qualcosa perché arrendersi prima di provarci non può far parte di questo mondo e siccome a questo mondo qua, fino a prova contraria, ci sto una volta sola, io controllerò quanto sarà nelle mie possibilità ma un futuro più onesto e trasparente voglio provare a costruirlo anche solo con un frego su un foglio.
Mi lascio via Micheli alle spalle e mi lancio verso il semaforo che mi frena l’ingresso sui viali di circonvallazione… decido di infilarmi sulla ciclabile e me la godo tutta fino a via dello Statuto…
Questa sera qua sa di Estate per davvero…
Me lo dice pure la stanchezza, che di questi periodi come d’abitudine sembra sparire…
Rientro a casa che non son neanche le undici…
Mi accascio letteralmente a letto cercando di recuperar un battito consono alla nottata che mi aspetta… il calore che emano mi da soddisfazione… la fatica del guerriero… intanto la tv statale mi propone l’ennesima tribuna elettorale… io però ho già scelto e per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali…
Silvio poi ora come ora non mi fa più neanche rabbia…
Silvio poi ora come ora non mi fa più neanche rabbia…
sabato 12 aprile 2014
tutta colpa del paradiso..
La sensazione è quella di ripestare gli stessi passi allo stesso identico ritmo di quattro anni fa quando avevo battezzato quella fase come quella del correre.. spesso senza senso, con gli obbiettivi li a portata di mano, ma non la tua.. potevo correre quanto volevo, correvo sul posto come un bischero.. ero sudato intinto e l'obbiettivo sembrava così facile.. bastava allungare la mano, ma niente.. anche solo per toccarlo mi pareva di dover sudare le diciannove camice.. perchè sette, in quel caso eran perfino poche..
Non so se è il famoso background.. l'esperienza che ad una certa s'ha da avere, ma a questa girata, sarà che ho messo le mani avanti, a ragion veduta e nei tempi giusti, quand'ancora la nave era in porto, però mi sento un tintinnino più tranquillo... corro come uno sconsiderato lo stesso, un pazzo furioso ma sereno..
L'esperienza all'Associazione, come mi garba dirla a me, si sta via via consolidando in aspetti più che positivi nonostante questo secondo part time obbligato tolga non poche energie e spazio a quello che aveva e avrà la precedenza post San Giovanni, l'ambiente che si respira la dentro mi rimette in equilibrio nonostante la presenza di sconsiderati personaggi che si bilanciano nelle loro performances che niente hanno da invidiare a teatrini off di periferia.. l'istantanea che ho di loro, la loro foto che ripesco dal rullino volentieri è quella tavola imbandita, le chiacchiere più o meno alte di chi oramai condivide spazi simil casalinghi con la nonchalance che solamente famiglie ben mixate sanno fare..
Certo, non sempre riesco a mantener dritta la barra.. ogni tanto rischio di rovesciar tutto, di sbandare in curva e perfino sul viale.. perchè ne ho da controllare e di occhi ancora ne ho solamente due nonostante le lenti... allora capitano giornate come quella di oggi che respiri col fiatone già in prima battuta nonostante non abbia neanche accennato ad un movimento rapido delle gambe...
A dire il vero già il prequel settimana scorsa non avrebbe dovuto far pensare a prestazioni da Camp Nou, però non puoi mai dirlo nella vita e ti ritrovi a cambiare idea sulle cose e le persone che neanche i centri di gravità permanente di Battiato avrebbero gestito...
Mi arriva la convocazione da parte di un ente, ad una prima lettura non ben precisato per un colloquio con tale Assistente Sociale, che solo in seguito ho scoperto essere ruolo di totale appannaggio del pubblico femminile di questa parte d'universo.. alla prima telefonata già marco malissimo, scambio per uomo chi mi avrebbe fatto il colloquio e le chiedo quel che avrei potuto già leggere da solo sulla convocazione.. il mio approccio sportivo mi vedeva già relegato in panchina per la finale...
Cerco di organizzare la mattinata nel migliore dei modi incastrandoci dentro un'impossibile scaletta compressa nell'arco di tre ore.. nell'ordine passo prima da negozio per non più di un'oretta.. riprendo la 307 dimenticandomi completamente che l'ingresso a Firenze dalla Fi-Pi-Li alle 9 di mattina vale un deflusso dal Franchi nei mercoledì di Champions League, ma non tutti, quelli da coda tra le gambe e con lo sciopero del tram..
In rapida successione cancello e reindirizzo la memoria prima su Villa Costanza, poi su Ponte a Greve e infine su La Federiga.. last chance... parcheggio un attimino alla cazzo di cane e corricchio, stavolta per davvero, verso la fermata della Tramvia, con la testa che rivive attimi di rincorsa alla metrodenoantri già vissuti oramai quattro anni fa...
Il biglietto tramite l'iphone è la figata da cittadino moderno che mi regalo oramai da tempo quando riappaio sui mezzi Ataf, mentre cominciano a brulicare tra una carrozza e un'altra una non precisata quantità di zaini scolastici e ciuffi da impalcatura nuiorchese che han visto bene di preferire il centro cittadino alle aule scolastiche... mentre passo l'Arno mi torna in mente un Romeo Casamonica interpretato da un fantastico Francesco Nuti... anche lui alle prese con l'assitente sociale.. sorrido un pò.. niente a che vedere, ma la testa gira per conto suo e mica la puoi fermare...
Google Maps mi indica la strada, venti minuti a piedi.. mi impegno, mi par brutto arrivar tardi quando sei stato convocato e di buona lena arrivo con quasi quindici minuti di anticipo... abbasso il minimo e riprendo a respirare come Dio comanda... mi concedo un caffeino rapido accompagnato da shottino di bolle che fa tanto Napoli a pochi passi da piazza Beccaria, poi traverso rapido la carreggiata e prendo d'infilata la mia destinazione...
Salgo i tre scalini che mi dividono dalla portineria che il cartello ostenta come reception e la sensazione di aver varcato il confine tra privato e pubblico è così forte che guardo le mattonelle per veder la linea gialla che delimita due mondi che si sfiorano, ma non si conoscono proprio...
Il portiere, di chiare origini Bellunesi, s'accapa dalla seggiola al di là d'un gabbiottino d'altri tempi.. sarà la posizione stravaccata, sarà che oramai ci sta più comodo che a casa sua, sarà che allungare di poco il collo è il movimento più ardito che fa, ma di lui mentre mi avvicino vedo solo la fronte, ora gli occhi, adesso il naso e non vado oltre... mi presento e chiedo lumi su chi mi dovrà colloquiare.. Mi chiede il documento e senza fare altro mi congeda con un :"si accomodi (con l'accento ben piantato sulla seconda o) pure che la dottoressa è appena entrata in riunione"..
Io:(nella mia nuvoletta)"..ma come è appena entrata in riunione, tra cinque minuti ho l'appuntamento.." ma faccio quel che mi ha detto l'oriundo e mi accomodo su una delle sedie appena dietro di me...
Nel frattempo esce da una stanzina un trittico da album delle figurine.. lei, dottoressa in non so cosa, con tanto di faldoncino sorretto da entrambe le braccia a mo di ponte elevatoio, parlotta a mezza voce con una coppia di peruviani vestiti a specchio.. Timberland con tanto di pelliccina (che intanto fuori fiorivano le viole), occhiali da sole tirati sulla fronte, giubbino nero di pelle che Renzie pareva Ricky Cunningam e ginsino strappato sulle mele... vengono abbandonati temporaneamente a pochi passi da me mentre la dottoressa prende le scale alla destra del portiere..
Mi giro verso la porta d'uscita e mi rigiro che erano già appolpati nella miglior pomiciata che un adolescente possa esibire.. lui si stacca con tanto di schiocco e le fa:".. se la un si sbriga e fo tardi allavoro..".. io in confronto son di Orbassano..
La dottoressa riappare e libera la coppietta di Sanfredianini del Peru con un sorriso e due fogli.. si rigira verso il portiere che nel frattempo cominciava a sudare senza aver mosso un ciglio da quella sedia, lo saluta e lui di rimando in perfetto bellunese le fa:(porgendole un sacchettino da bar) A dottorè... tenga na pastarella.." lei ringrazia, ma respinge il gentile omaggio e sparisce oltre le scale..
Dieci minuti e ne appare un'altra, medesimo faldoncino a mezz'aria piantato sullo stomaco.. passa a lato portiere e fa per venirmi incontro quando il piacione riparte con la solita offerta con pastarella a fine battuta respinta al mittente stavolta senza neanche interrompere il passo.. mi arriva a poche mattonelle e mi fa:"Nannelli Alessandro?".. la seguo nella stanzina di poco prima e ci ritroviamo uno di fronte all'altra quando son passate da poco le dieci..
La chiacchierata parte sul rigidino.. io cerco di aprirmi la strada scusandomi in maniera anche troppo remissiva per l'inconveniente telefonico e lei mi ghiaccia subito la faccina da facciamo la pace, mi perdona? con un:".. nessun problema si figuri, anche se l'assistente sociale è per natura donna... quindi..".. il tutto accompagnato da una smorfiettina a sostenere un fuori campo che chiosava con:"..coglioncello costì.."
I minuti passano rapidi dentro la mia testa, solo una volta fuori mi renderò conto che l'ora batte solamente la mezza.. parliamo del percorso, del controllo che devono effettuare e di come, quando e perchè accadde il fattaccio... mi rendo conto che sono comunque sereno.. non fosse così dopo quattro anni sarebbe un problema.. e probabilmente questo arriva pure a lei che mantenendo un approccio professionale si lascia andare a commenti di comprensione neanche sperati... ci lasciamo i numeri di telefono neanche fossimo amici e mi ritrovo in strada con un mal di schiena d'altri tempi ma leggero come le tiger sfasciate che mi ritrovo ai piedi... adesso non mi resta che ritornare alla stazione, riprendere la Tramvia, di nuovo la 307 , infilarmi in associazione per ragguagliare sul colloquio e far un mini turno da tre ore... rientrare in iper a chiuderlo stasera alle 21etrenta... nel mezzo però, giusto per qualche minuto, il motivo che mi fa sorridere e star bene anche quando non ne avrei la forza, mi ci cullo giusto un pò, quel tanto che basta per affrontare tutto il resto con il sorrisino ebete di chi sa non è mai abbastanza, ma che non ne può più fare a meno...
Non so se è il famoso background.. l'esperienza che ad una certa s'ha da avere, ma a questa girata, sarà che ho messo le mani avanti, a ragion veduta e nei tempi giusti, quand'ancora la nave era in porto, però mi sento un tintinnino più tranquillo... corro come uno sconsiderato lo stesso, un pazzo furioso ma sereno..
L'esperienza all'Associazione, come mi garba dirla a me, si sta via via consolidando in aspetti più che positivi nonostante questo secondo part time obbligato tolga non poche energie e spazio a quello che aveva e avrà la precedenza post San Giovanni, l'ambiente che si respira la dentro mi rimette in equilibrio nonostante la presenza di sconsiderati personaggi che si bilanciano nelle loro performances che niente hanno da invidiare a teatrini off di periferia.. l'istantanea che ho di loro, la loro foto che ripesco dal rullino volentieri è quella tavola imbandita, le chiacchiere più o meno alte di chi oramai condivide spazi simil casalinghi con la nonchalance che solamente famiglie ben mixate sanno fare..
Certo, non sempre riesco a mantener dritta la barra.. ogni tanto rischio di rovesciar tutto, di sbandare in curva e perfino sul viale.. perchè ne ho da controllare e di occhi ancora ne ho solamente due nonostante le lenti... allora capitano giornate come quella di oggi che respiri col fiatone già in prima battuta nonostante non abbia neanche accennato ad un movimento rapido delle gambe...
A dire il vero già il prequel settimana scorsa non avrebbe dovuto far pensare a prestazioni da Camp Nou, però non puoi mai dirlo nella vita e ti ritrovi a cambiare idea sulle cose e le persone che neanche i centri di gravità permanente di Battiato avrebbero gestito...
Mi arriva la convocazione da parte di un ente, ad una prima lettura non ben precisato per un colloquio con tale Assistente Sociale, che solo in seguito ho scoperto essere ruolo di totale appannaggio del pubblico femminile di questa parte d'universo.. alla prima telefonata già marco malissimo, scambio per uomo chi mi avrebbe fatto il colloquio e le chiedo quel che avrei potuto già leggere da solo sulla convocazione.. il mio approccio sportivo mi vedeva già relegato in panchina per la finale...
Cerco di organizzare la mattinata nel migliore dei modi incastrandoci dentro un'impossibile scaletta compressa nell'arco di tre ore.. nell'ordine passo prima da negozio per non più di un'oretta.. riprendo la 307 dimenticandomi completamente che l'ingresso a Firenze dalla Fi-Pi-Li alle 9 di mattina vale un deflusso dal Franchi nei mercoledì di Champions League, ma non tutti, quelli da coda tra le gambe e con lo sciopero del tram..
In rapida successione cancello e reindirizzo la memoria prima su Villa Costanza, poi su Ponte a Greve e infine su La Federiga.. last chance... parcheggio un attimino alla cazzo di cane e corricchio, stavolta per davvero, verso la fermata della Tramvia, con la testa che rivive attimi di rincorsa alla metrodenoantri già vissuti oramai quattro anni fa...
Il biglietto tramite l'iphone è la figata da cittadino moderno che mi regalo oramai da tempo quando riappaio sui mezzi Ataf, mentre cominciano a brulicare tra una carrozza e un'altra una non precisata quantità di zaini scolastici e ciuffi da impalcatura nuiorchese che han visto bene di preferire il centro cittadino alle aule scolastiche... mentre passo l'Arno mi torna in mente un Romeo Casamonica interpretato da un fantastico Francesco Nuti... anche lui alle prese con l'assitente sociale.. sorrido un pò.. niente a che vedere, ma la testa gira per conto suo e mica la puoi fermare...
Google Maps mi indica la strada, venti minuti a piedi.. mi impegno, mi par brutto arrivar tardi quando sei stato convocato e di buona lena arrivo con quasi quindici minuti di anticipo... abbasso il minimo e riprendo a respirare come Dio comanda... mi concedo un caffeino rapido accompagnato da shottino di bolle che fa tanto Napoli a pochi passi da piazza Beccaria, poi traverso rapido la carreggiata e prendo d'infilata la mia destinazione...
Salgo i tre scalini che mi dividono dalla portineria che il cartello ostenta come reception e la sensazione di aver varcato il confine tra privato e pubblico è così forte che guardo le mattonelle per veder la linea gialla che delimita due mondi che si sfiorano, ma non si conoscono proprio...
Il portiere, di chiare origini Bellunesi, s'accapa dalla seggiola al di là d'un gabbiottino d'altri tempi.. sarà la posizione stravaccata, sarà che oramai ci sta più comodo che a casa sua, sarà che allungare di poco il collo è il movimento più ardito che fa, ma di lui mentre mi avvicino vedo solo la fronte, ora gli occhi, adesso il naso e non vado oltre... mi presento e chiedo lumi su chi mi dovrà colloquiare.. Mi chiede il documento e senza fare altro mi congeda con un :"si accomodi (con l'accento ben piantato sulla seconda o) pure che la dottoressa è appena entrata in riunione"..
Io:(nella mia nuvoletta)"..ma come è appena entrata in riunione, tra cinque minuti ho l'appuntamento.." ma faccio quel che mi ha detto l'oriundo e mi accomodo su una delle sedie appena dietro di me...
Nel frattempo esce da una stanzina un trittico da album delle figurine.. lei, dottoressa in non so cosa, con tanto di faldoncino sorretto da entrambe le braccia a mo di ponte elevatoio, parlotta a mezza voce con una coppia di peruviani vestiti a specchio.. Timberland con tanto di pelliccina (che intanto fuori fiorivano le viole), occhiali da sole tirati sulla fronte, giubbino nero di pelle che Renzie pareva Ricky Cunningam e ginsino strappato sulle mele... vengono abbandonati temporaneamente a pochi passi da me mentre la dottoressa prende le scale alla destra del portiere..
Mi giro verso la porta d'uscita e mi rigiro che erano già appolpati nella miglior pomiciata che un adolescente possa esibire.. lui si stacca con tanto di schiocco e le fa:".. se la un si sbriga e fo tardi allavoro..".. io in confronto son di Orbassano..
La dottoressa riappare e libera la coppietta di Sanfredianini del Peru con un sorriso e due fogli.. si rigira verso il portiere che nel frattempo cominciava a sudare senza aver mosso un ciglio da quella sedia, lo saluta e lui di rimando in perfetto bellunese le fa:(porgendole un sacchettino da bar) A dottorè... tenga na pastarella.." lei ringrazia, ma respinge il gentile omaggio e sparisce oltre le scale..
Dieci minuti e ne appare un'altra, medesimo faldoncino a mezz'aria piantato sullo stomaco.. passa a lato portiere e fa per venirmi incontro quando il piacione riparte con la solita offerta con pastarella a fine battuta respinta al mittente stavolta senza neanche interrompere il passo.. mi arriva a poche mattonelle e mi fa:"Nannelli Alessandro?".. la seguo nella stanzina di poco prima e ci ritroviamo uno di fronte all'altra quando son passate da poco le dieci..
La chiacchierata parte sul rigidino.. io cerco di aprirmi la strada scusandomi in maniera anche troppo remissiva per l'inconveniente telefonico e lei mi ghiaccia subito la faccina da facciamo la pace, mi perdona? con un:".. nessun problema si figuri, anche se l'assistente sociale è per natura donna... quindi..".. il tutto accompagnato da una smorfiettina a sostenere un fuori campo che chiosava con:"..coglioncello costì.."
I minuti passano rapidi dentro la mia testa, solo una volta fuori mi renderò conto che l'ora batte solamente la mezza.. parliamo del percorso, del controllo che devono effettuare e di come, quando e perchè accadde il fattaccio... mi rendo conto che sono comunque sereno.. non fosse così dopo quattro anni sarebbe un problema.. e probabilmente questo arriva pure a lei che mantenendo un approccio professionale si lascia andare a commenti di comprensione neanche sperati... ci lasciamo i numeri di telefono neanche fossimo amici e mi ritrovo in strada con un mal di schiena d'altri tempi ma leggero come le tiger sfasciate che mi ritrovo ai piedi... adesso non mi resta che ritornare alla stazione, riprendere la Tramvia, di nuovo la 307 , infilarmi in associazione per ragguagliare sul colloquio e far un mini turno da tre ore... rientrare in iper a chiuderlo stasera alle 21etrenta... nel mezzo però, giusto per qualche minuto, il motivo che mi fa sorridere e star bene anche quando non ne avrei la forza, mi ci cullo giusto un pò, quel tanto che basta per affrontare tutto il resto con il sorrisino ebete di chi sa non è mai abbastanza, ma che non ne può più fare a meno...
venerdì 20 dicembre 2013
Spettatore del proprio destino..
11:50... mi avvicino al tornello, magari mi vede meglio..
11:56... mi si para davanti una tipa, distinta, che non conosco:"E' lei il Sig. Nannelli.. salve, sono unnomechehocancellatoall'istante, assistente dell'avvocato, vedrà che sta arrivando, anche perchè io sono già a mezzo tra due udienze quindi non posso più di un paio di minuti.."
Sorrido... il tempo spesso passa inutilmente.. qui proprio sembra cristallizzato.. nessun mutamento se non in direzione opposta al miglioramento...
Il Venusiano, come l'ultima volta, è già oltre il tornello che ci richiama l'attenzione con cenni degni di un marshaller ma di Peretola.. attraversiamo in fretta e furia il controllo e ci immergiamo nelle fondamenta del Palazzo di Giustizia... l'assistente svanisce nel nulla e non me ne rendo neanche conto, fingo tranquillità mantenendo il passo del venusiano ma il percorso è breve e senza respirare due volte mi ritrovo seduto oltre il solito cancellino spettatore di un'udienza che non è la mia..
Nel frattempo l'ottimismo del sostituto mi ha inquinato completamente... "speriamo ci sia il teste altrimenti tocca rimandare un'altra volta, tra l'altro io ho un'udienza tra una decina di minuti proprio qua nell'aula di fronte, nel caso ti lascio li e mi chiami te".. un pò come in pizzeria.. appena è pronto ti faccio uno squillo vai..
Nei pochi minuti nei quali realmente mi sento assistito:
Avv.:"non riesco a capire se c'è il teste oppure no.. nel caso si potrebbe accettare il fanfnens e accettare il dispositivo per cui l'afafgens e te almeno inizi il percorso, che ne dici?
Io:".. ehm.. cioè? accetto e rinuncio, poi che rischio?"
Avv.:"beh.. il rischio massimo è che tu debba fare i lavori di pubblica utilità"
Io:" ma scusa, non siamo qui per quelli? li farei comunque no?"
Avv.:"certo.."
Io:"..appunto.. allora accettiamo il coso e andiamo avanti se non c'è il teste"
Accenna un sorriso, comincia ad andare nervosamente in su e in giù tra il cancelletto e l'ultimo spazio utile prima di incocciare sul Pm che stava arringando di brutto su uno spinoso caso di indebito appropriamento di un pacchetto di fazzoletti..
Mi ritorna a pochi centimetri dal naso, mani ben salde sul tavolino e con un sorriso entusiasta mi suggerisce sottovoce:"E' arrivato anche il teste..".. non so perchè ma credo di esser contento pure io..
La gioia che ci pervade entrambi svanisce immediatamente quando lo vedo intogarsi e prendere rapido la via dell'uscita mentre accenna svariati "si, arrivo subito" all'auricolare perennemente attaccato all'orecchio sinistro, prima di sparire dietro la porta mi cerca con lo sguardo e mi fa il cenno della cornetta.. io di rimando gli confermo la richiesta con un "..e ti chiamo, tranquillo, ti chiamo.." muto e già sfavato...
Probabilmente non ho neanche il tempo di girarmi e cercare il giudice che sento squillare forte il mio secondo cognome da che sono imputato.."..il procedimento a carico del sig. Mannelli...".. tocca a me.. richiamo il venusiano che rientra in aula come era uscito e senza neanche guardarmi oltrepassa l'area dei panchinari per andare diretto a centrocampo.. non fa neanche fischiare l'inizio che già sventola la documentazione che io mi son procurato all'associazione.. il teste non arriva neanche a dieci metri dal giudice, ha fretta, deve rientrare al corpo... certo, lui ha fretta, io qui mi diverto invece.. il giudice lo giustifica e senza neanche farlo parlare lo congeda con un grazie e arrivederci...
Noi abbiam rimandato il procedimento l'ultima volta perchè il teste era assente.. fondamentale questo teste.. non v'è dubbio...
Il giudice sbircia rapidamente la documentazione prodotta e fa un cenno di approvazione al mio sostitutodelmioavvocato.. parte ufficialmente il teatrino.. tre, due, uno.. il Pm picchia sodo, deciso, senza tentennamenti: otto mesi e mille euro di multa... non male, penso.. e mi torna in mente quel tizio, quello che oggi in permesso premio è scappato.. aveva solo ammazzato tre persone.. vuoi che sia.. la legge sarà anche uguale per tutti, ma al momento mi è difficile crederlo... mi giro verso il venusiano che d'amblè mi guarda, guarda il giudice e mi riguarda e cala l'asso.. un genio.. chiede di potersi assentare perchè lo han cercato dall'altra aula.. io rischio di ridergli in faccia ma mi rendo conto che il culo è il mio e qui si sta facendo i finocchi proprio col mio...
il giudice gli fa presente che il procedimento è così breve che sarebbero sufficienti forse altri cinque minuti, niente, il venusiano è irremovibile e comincia ad irrigidirsi.. mentre il giudice complotta col Pm, lui aumenta l'andatura nel girello cancelletto-primo palco di cui prima che Dustin Hoffman in Rain Man era un attorino quando all'improvviso lo colpisce l'illuminazione.. si fa sostituire..
Qui la panchina l'avevo sottovalutata.. si fa lunga.. entra in scena un altro avvocato che era in attesa della sua udienza.. scambia tre parole tre col mio venusiano che lo dichiara abile con un cenno della mano e lo spinge verso di me, spingendosi a sua volta verso la porta...
Il sostituto del sostituto non mi guarda neanche ed esordisce con uno splendido:"Che devo fare?"
Io oramai ho perso coscienza di me e assisto attonito e sconcertato da spettatore al mio destino..
Il Pm, un pò come a scuola, suggerisce di traverso:"dovrebbe almeno chiedere il minimo della pena.."
Il giudice, impietosito probabilmente dall'andirivieni del venusiano e dall'improvvisa investitura del mio nuovosostitutodelsostituto gli ricorda brevemente dei lavori di pubblica utilità e come per incanto da bravo attore riesce deciso a chiosare con un "mi associo alla richiesta del collega" che lo salva in calcio d'angolo..
Nei quaranta minuti di camera di consiglio l'aula si svuota.. spariscono tutti.. un intervallo in piena regola... e come per magia riappare il venusiano... aveva l'iphone scarico e cercava una presa...
Vorrei alzarmi anche perchè è più di un'ora che staziono sulla stessa sedia nella stessa posizione, ma la poca confidenza con l'ambiente mi inchioda sul posto...
A mano a mano rientrano un pò tutti.. manca solo il giudice.. si respira un pò l'aria di fine ricreazione, quando ognuno torna al proprio banco.. ognuno col proprio tablet.. dalla mia posizione riesco a vederli un pò tutti... facebook va per la maggiore, ma anche i solitari hanno i loro fan.. c'è pure il tempo per un classicone.. una coppia da filmettino.. lui più vecchio di lei di almeno vent'anni, avvocato, stempiatino, grassoccio.. di quelli che sudano a respirare, che affannano nell'arringa e passano dal bianco mozzarella al rosso sbiadito dell'agonismo da tribunale perlato appunto dal sudore tipico di chi l'agonismo non sa proprio cosa sia, lei, la sua assistente, probabilmente in affiancamento.. bionda, anzi, finta bionda.. chatouche perfetto, ad occhio e croce uscita ieri dal parrucchiere, con un vestitino che le disegna bene le forme e lascia poco all'immaginazione, rossetto rosso scarlatto e sorrisino compiacente che esplode a comando palesemente innaturale ad ogni sguardo del proprio mecenate.. li becco spalla a spalla, seduti due file più avanti, lei con la testa un pò reclinata sulla spalla di lui, non lo sfiora neanche ma la posizione indica grandissima confidenza, appositamente costruita ma efficace.. lui impegnatissimo in una delle sfide più dure degli ultimi anni di ruzzle, lei ogni tanto prende coraggio e suggerisce tutti i plurali, i maschili e i femminili che le passano per la testa esibendo grande esperienza in nomi di cose, città e animali.. azzarda pure un triplete: mara, mare e mari per finire con un maro che li unisce in un quadretto degno di un sanvalentino d'altri tempi, sorridenti beati della stupideira che li pervade, paian disegnati perfetti ognuno per il proprio ruolo.. fuori intanto si sente quasi la campanella.. i più scalmanati ritardano magari sulla porta a chiacchierare con quelli della classe accanto finchè non rinculano in aula correndo e appare finalmente il professore...
Uno attento saprebbe già cosa succede adesso.. per i meno svegli: Il venusiano parlotta sottovoce con la propria assistente, un'altra, mai vista prima.. poi si alza, la saluta e prende la via del cancelletto, mi si avvicina e mi fa:" devo andare, tanto oramai si sa già com'è andata... ti lascio con la dottoressa, ci sentiamo poi.." ecerto.. come quelli che all'85' li vedi correre a rotta di collo per le scale del franchi per evitare il traffico... non mi scompongo neanche.. il circo oggi è davvero insuperabile...
Venti minuti e il silenzio viene interrotto dalla vocina stridula della dottoressa che risponde al cellulare:"... Già! certo.. me n'ero dimenticata, arrivo subito.."..non promette niente di buono...
La vedo che confabula rapidamente con un avvocato intento a ripassare le proprie carte, poi si alza e mi raggiunge oltre il cancelletto:".. guardi, mi deve scusare ma ho un'altra udienza nell'aula di fronte.. comunque nessun problema tanto oramai si sa già com'è andata.. ci pensa l'Avvocato laggiù a prender due appunti quando il giudice emetterà la sentenza.." beh, rifletto rapidamente, perchè disturbarlo.. potrei prenderli io, due appunti...
Arriva il giudice... ci alziamo tutti nello stesso rispetto che ai miei tempi dovevamo al professore all'inizio dell'ora.. gli otto mesi richiesti dal Pm son diventati quattro... quasi sorrido soddisfatto, di che non lo so.. il sostitutodelladottoressa prende appunti, il giudice stabilisce che il tutto equivale a 124 giorni di lavori di pubblica utilità.. ha detto stecco..:"... da fare..(mentre alza lo sguardo verso il nuovo entrato) entro quando Avvocato?.. facciamo fine duemila14?.. e (qui la perla) il mio nonavvocato esordisce nella suo unico intervento con un:"..macchè.. facciamo giugno..." per un attimo si ferma il tempo, mi giro verso di lui in un arco di tempo che va dalla mezz'ora ai tre quarti d'ora, tempo necessario per permettermi di far svanire nel nulla tutta la violenza che mi sta salendo.. lo guardo e gli chiedo, senza parlare:".. ma che cazzo ne sai te?.. chi cazzo sei? con che cazzo di criterio decidi? ti danno un anno e te fai il fenomeno.. sei mesi..".. ma credo che qualcosa in un qualche strano nuovo mezzo di comunicazione gli sia arrivata perchè si gira e mi rimanda:".. no? dici di no?"... al primo no sento nitidamente il giudice:"...ok.. entro il 25 giugno.."... è proprio il caso di dire che chiuderò coi tre botti di San Giovanni..
La querelle Mannelli finisce verso le una e mezzo.. esco nuovamente dal Palazzo di Giustizia con il solito amaro che mi accompagnò la prima volta.. faccio due conticini della serva senza aver le giuste informazioni e mi sembra che 124 giorni tra gennaio e giugno al netto dei we non ci stanno neanche.. lo sconforto è pesante, mi abbassa le spalle e sento l'urgente bisogno di chiarimenti maggiori che non arriveranno prima di domani... la sensazione vera, forte, che ho vissuto bene è quella dello spettatore del proprio destino, un vero e proprio colloquio di lavoro, l'unico al mondo che ho, con mille domande una dietro l'altra senza il tempo per rispondere, impotente, un muto che urla... la dentro contavo ancora meno del due di picche quando comanda cuori..
11:56... mi si para davanti una tipa, distinta, che non conosco:"E' lei il Sig. Nannelli.. salve, sono unnomechehocancellatoall'istante, assistente dell'avvocato, vedrà che sta arrivando, anche perchè io sono già a mezzo tra due udienze quindi non posso più di un paio di minuti.."
Sorrido... il tempo spesso passa inutilmente.. qui proprio sembra cristallizzato.. nessun mutamento se non in direzione opposta al miglioramento...
Il Venusiano, come l'ultima volta, è già oltre il tornello che ci richiama l'attenzione con cenni degni di un marshaller ma di Peretola.. attraversiamo in fretta e furia il controllo e ci immergiamo nelle fondamenta del Palazzo di Giustizia... l'assistente svanisce nel nulla e non me ne rendo neanche conto, fingo tranquillità mantenendo il passo del venusiano ma il percorso è breve e senza respirare due volte mi ritrovo seduto oltre il solito cancellino spettatore di un'udienza che non è la mia..
Nel frattempo l'ottimismo del sostituto mi ha inquinato completamente... "speriamo ci sia il teste altrimenti tocca rimandare un'altra volta, tra l'altro io ho un'udienza tra una decina di minuti proprio qua nell'aula di fronte, nel caso ti lascio li e mi chiami te".. un pò come in pizzeria.. appena è pronto ti faccio uno squillo vai..
Nei pochi minuti nei quali realmente mi sento assistito:
Avv.:"non riesco a capire se c'è il teste oppure no.. nel caso si potrebbe accettare il fanfnens e accettare il dispositivo per cui l'afafgens e te almeno inizi il percorso, che ne dici?
Io:".. ehm.. cioè? accetto e rinuncio, poi che rischio?"
Avv.:"beh.. il rischio massimo è che tu debba fare i lavori di pubblica utilità"
Io:" ma scusa, non siamo qui per quelli? li farei comunque no?"
Avv.:"certo.."
Io:"..appunto.. allora accettiamo il coso e andiamo avanti se non c'è il teste"
Accenna un sorriso, comincia ad andare nervosamente in su e in giù tra il cancelletto e l'ultimo spazio utile prima di incocciare sul Pm che stava arringando di brutto su uno spinoso caso di indebito appropriamento di un pacchetto di fazzoletti..
Mi ritorna a pochi centimetri dal naso, mani ben salde sul tavolino e con un sorriso entusiasta mi suggerisce sottovoce:"E' arrivato anche il teste..".. non so perchè ma credo di esser contento pure io..
La gioia che ci pervade entrambi svanisce immediatamente quando lo vedo intogarsi e prendere rapido la via dell'uscita mentre accenna svariati "si, arrivo subito" all'auricolare perennemente attaccato all'orecchio sinistro, prima di sparire dietro la porta mi cerca con lo sguardo e mi fa il cenno della cornetta.. io di rimando gli confermo la richiesta con un "..e ti chiamo, tranquillo, ti chiamo.." muto e già sfavato...
Probabilmente non ho neanche il tempo di girarmi e cercare il giudice che sento squillare forte il mio secondo cognome da che sono imputato.."..il procedimento a carico del sig. Mannelli...".. tocca a me.. richiamo il venusiano che rientra in aula come era uscito e senza neanche guardarmi oltrepassa l'area dei panchinari per andare diretto a centrocampo.. non fa neanche fischiare l'inizio che già sventola la documentazione che io mi son procurato all'associazione.. il teste non arriva neanche a dieci metri dal giudice, ha fretta, deve rientrare al corpo... certo, lui ha fretta, io qui mi diverto invece.. il giudice lo giustifica e senza neanche farlo parlare lo congeda con un grazie e arrivederci...
Noi abbiam rimandato il procedimento l'ultima volta perchè il teste era assente.. fondamentale questo teste.. non v'è dubbio...
Il giudice sbircia rapidamente la documentazione prodotta e fa un cenno di approvazione al mio sostitutodelmioavvocato.. parte ufficialmente il teatrino.. tre, due, uno.. il Pm picchia sodo, deciso, senza tentennamenti: otto mesi e mille euro di multa... non male, penso.. e mi torna in mente quel tizio, quello che oggi in permesso premio è scappato.. aveva solo ammazzato tre persone.. vuoi che sia.. la legge sarà anche uguale per tutti, ma al momento mi è difficile crederlo... mi giro verso il venusiano che d'amblè mi guarda, guarda il giudice e mi riguarda e cala l'asso.. un genio.. chiede di potersi assentare perchè lo han cercato dall'altra aula.. io rischio di ridergli in faccia ma mi rendo conto che il culo è il mio e qui si sta facendo i finocchi proprio col mio...
il giudice gli fa presente che il procedimento è così breve che sarebbero sufficienti forse altri cinque minuti, niente, il venusiano è irremovibile e comincia ad irrigidirsi.. mentre il giudice complotta col Pm, lui aumenta l'andatura nel girello cancelletto-primo palco di cui prima che Dustin Hoffman in Rain Man era un attorino quando all'improvviso lo colpisce l'illuminazione.. si fa sostituire..
Qui la panchina l'avevo sottovalutata.. si fa lunga.. entra in scena un altro avvocato che era in attesa della sua udienza.. scambia tre parole tre col mio venusiano che lo dichiara abile con un cenno della mano e lo spinge verso di me, spingendosi a sua volta verso la porta...
Il sostituto del sostituto non mi guarda neanche ed esordisce con uno splendido:"Che devo fare?"
Io oramai ho perso coscienza di me e assisto attonito e sconcertato da spettatore al mio destino..
Il Pm, un pò come a scuola, suggerisce di traverso:"dovrebbe almeno chiedere il minimo della pena.."
Il giudice, impietosito probabilmente dall'andirivieni del venusiano e dall'improvvisa investitura del mio nuovosostitutodelsostituto gli ricorda brevemente dei lavori di pubblica utilità e come per incanto da bravo attore riesce deciso a chiosare con un "mi associo alla richiesta del collega" che lo salva in calcio d'angolo..
Nei quaranta minuti di camera di consiglio l'aula si svuota.. spariscono tutti.. un intervallo in piena regola... e come per magia riappare il venusiano... aveva l'iphone scarico e cercava una presa...
Vorrei alzarmi anche perchè è più di un'ora che staziono sulla stessa sedia nella stessa posizione, ma la poca confidenza con l'ambiente mi inchioda sul posto...
A mano a mano rientrano un pò tutti.. manca solo il giudice.. si respira un pò l'aria di fine ricreazione, quando ognuno torna al proprio banco.. ognuno col proprio tablet.. dalla mia posizione riesco a vederli un pò tutti... facebook va per la maggiore, ma anche i solitari hanno i loro fan.. c'è pure il tempo per un classicone.. una coppia da filmettino.. lui più vecchio di lei di almeno vent'anni, avvocato, stempiatino, grassoccio.. di quelli che sudano a respirare, che affannano nell'arringa e passano dal bianco mozzarella al rosso sbiadito dell'agonismo da tribunale perlato appunto dal sudore tipico di chi l'agonismo non sa proprio cosa sia, lei, la sua assistente, probabilmente in affiancamento.. bionda, anzi, finta bionda.. chatouche perfetto, ad occhio e croce uscita ieri dal parrucchiere, con un vestitino che le disegna bene le forme e lascia poco all'immaginazione, rossetto rosso scarlatto e sorrisino compiacente che esplode a comando palesemente innaturale ad ogni sguardo del proprio mecenate.. li becco spalla a spalla, seduti due file più avanti, lei con la testa un pò reclinata sulla spalla di lui, non lo sfiora neanche ma la posizione indica grandissima confidenza, appositamente costruita ma efficace.. lui impegnatissimo in una delle sfide più dure degli ultimi anni di ruzzle, lei ogni tanto prende coraggio e suggerisce tutti i plurali, i maschili e i femminili che le passano per la testa esibendo grande esperienza in nomi di cose, città e animali.. azzarda pure un triplete: mara, mare e mari per finire con un maro che li unisce in un quadretto degno di un sanvalentino d'altri tempi, sorridenti beati della stupideira che li pervade, paian disegnati perfetti ognuno per il proprio ruolo.. fuori intanto si sente quasi la campanella.. i più scalmanati ritardano magari sulla porta a chiacchierare con quelli della classe accanto finchè non rinculano in aula correndo e appare finalmente il professore...
Uno attento saprebbe già cosa succede adesso.. per i meno svegli: Il venusiano parlotta sottovoce con la propria assistente, un'altra, mai vista prima.. poi si alza, la saluta e prende la via del cancelletto, mi si avvicina e mi fa:" devo andare, tanto oramai si sa già com'è andata... ti lascio con la dottoressa, ci sentiamo poi.." ecerto.. come quelli che all'85' li vedi correre a rotta di collo per le scale del franchi per evitare il traffico... non mi scompongo neanche.. il circo oggi è davvero insuperabile...
Venti minuti e il silenzio viene interrotto dalla vocina stridula della dottoressa che risponde al cellulare:"... Già! certo.. me n'ero dimenticata, arrivo subito.."..non promette niente di buono...
La vedo che confabula rapidamente con un avvocato intento a ripassare le proprie carte, poi si alza e mi raggiunge oltre il cancelletto:".. guardi, mi deve scusare ma ho un'altra udienza nell'aula di fronte.. comunque nessun problema tanto oramai si sa già com'è andata.. ci pensa l'Avvocato laggiù a prender due appunti quando il giudice emetterà la sentenza.." beh, rifletto rapidamente, perchè disturbarlo.. potrei prenderli io, due appunti...
Arriva il giudice... ci alziamo tutti nello stesso rispetto che ai miei tempi dovevamo al professore all'inizio dell'ora.. gli otto mesi richiesti dal Pm son diventati quattro... quasi sorrido soddisfatto, di che non lo so.. il sostitutodelladottoressa prende appunti, il giudice stabilisce che il tutto equivale a 124 giorni di lavori di pubblica utilità.. ha detto stecco..:"... da fare..(mentre alza lo sguardo verso il nuovo entrato) entro quando Avvocato?.. facciamo fine duemila14?.. e (qui la perla) il mio nonavvocato esordisce nella suo unico intervento con un:"..macchè.. facciamo giugno..." per un attimo si ferma il tempo, mi giro verso di lui in un arco di tempo che va dalla mezz'ora ai tre quarti d'ora, tempo necessario per permettermi di far svanire nel nulla tutta la violenza che mi sta salendo.. lo guardo e gli chiedo, senza parlare:".. ma che cazzo ne sai te?.. chi cazzo sei? con che cazzo di criterio decidi? ti danno un anno e te fai il fenomeno.. sei mesi..".. ma credo che qualcosa in un qualche strano nuovo mezzo di comunicazione gli sia arrivata perchè si gira e mi rimanda:".. no? dici di no?"... al primo no sento nitidamente il giudice:"...ok.. entro il 25 giugno.."... è proprio il caso di dire che chiuderò coi tre botti di San Giovanni..
La querelle Mannelli finisce verso le una e mezzo.. esco nuovamente dal Palazzo di Giustizia con il solito amaro che mi accompagnò la prima volta.. faccio due conticini della serva senza aver le giuste informazioni e mi sembra che 124 giorni tra gennaio e giugno al netto dei we non ci stanno neanche.. lo sconforto è pesante, mi abbassa le spalle e sento l'urgente bisogno di chiarimenti maggiori che non arriveranno prima di domani... la sensazione vera, forte, che ho vissuto bene è quella dello spettatore del proprio destino, un vero e proprio colloquio di lavoro, l'unico al mondo che ho, con mille domande una dietro l'altra senza il tempo per rispondere, impotente, un muto che urla... la dentro contavo ancora meno del due di picche quando comanda cuori..
sabato 19 ottobre 2013
Perché mai avere fretta_2
Mi ritrovo come cinque mesi fa seduto sullo stesso strapuntino poco fuori il Palazzo di Giustizia, l'autunno fa il bischero, ma in sostanza fa quello che deve.. parto di casa col bavero bene allacciato e trovo ventiseigradiventisei che pare scoppiata la primavera... ho appuntamento alle 10eunquarto ma non mi spiego come alle dieci son già li a pochi passi dal metal detector..
Ripenso a cinque mesi fa.. al sostituto, il vulcaniano che manco mi dette la mano... ricordi lontani, lasciam perdere.. oggi si fa sul serio, ci siam mossi per tempo, la documentazione c'è, l'avvocato pure... non vedo l'ora di chiudere questo capitolo e ripartire...
Ore 1026.. sms: Ciao Alessandro, oggi non potrò esserci, ti seguirà l'avv..... ci sentiamo a fine udienza..."
Chiudo il msg, lo riapro, lo rileggo... lo richiudo.
Mi guardo in giro.. Son passati cinque mesi... ho anche il giubbino addosso... ero a mezze maniche, la polo.. me lo ricordo bene.. semi sportivo... scuoto la testa... sorrido.. ma non ci credo troppo, al sorriso..
Sguardo il cielo ma non faccio in tempo a elencare i santi che mi squilla un numero che non ho in rubrica..
Avv.:"sig. Nannelli, salve, sono... dove si trova?"
Io:"Buongiorno Avv..., sono davanti all'ingresso del Tribunale"
Avv.:"No, signor Nannelli, davanti all'ingresso ci sono io, lei dov'è?"
Vabbene, fai pure il simpatico, cos'è una candid camera?...
Mi giro e lo vedo che si sbraccia a dieci metri da me.. due pirla che si telefonano..
Il vulcaniano ha già oltrepassato i metal detector, io lo raggiungo e stravolgendo le regole del suo pianeta mi stringe pure la mano.. Si avvia ed io da bravo imputato lo seguo diligente..
Avv.:"ah, le dico subito che la documentazione secondo me non va assolutamente bene... vedrà che il giudice rinvia.."
Io:"Ecerto.. mi chiedevo appunto, abbiamo avuto solo tre mesi di tempo per i fogli necessari..."
Avv.:"guardi sig. Nannelli che ci siamo spesi un bel pò.."
Io:"Obbiettivamente, non se la prenda, ma comincio a dubitarlo.."
Avv.:"..ma magari son fisime nostre, inutile fasciarsi la testa prima di essersela rotta.."
Evito di approfondire la polemica... ma sento già un amarino che mi sale la gola.. la faccia non credo lo stia nascondendo bene..
Entriamo in aula che è in corso un dibattimento con tanto di testimone.. il pm fa il suo lavoro e l'Avvocato difensore ribatte energicamente, il giudice li richiama all'ordine.. il teatrino sembra funzionare a meraviglia stamani.. finché non si gira il vulcaniano e mi fa:"siamo un pò indietro mi sa, è l'udienza delle nove.."
Io:"ah, però.."
Avv.:"io alle undici ho un'altra udienza, lei stia qui e nel caso toccasse a noi mi faccia uno squillo.."
Io:"Ecerto... sto qui, faccio la claque.. tanto mica ho da fare.."
Dopo dieci minuti mi ritrovo da solo seduto accanto ad altri due avvocati, che non sono ovviamente i miei, in attesa del loro turno, mentre il pm arringa e il difensore ovviamente dice la sua attaccandosi a mille postille, mille codicini elencati uno per uno, il giudice intanto suggerisce la frasina d'inizio testimonianza ad un albanese che nel maggio di qualche anno fa ha assistito ad un incidente e che in italiano sa dire a malapena il suo nome, che ovviamente è in albanese.. sbiascica al microfono un "nient'altro che la verità" che mi verrebbe voglia di fargli il palloncino...
Per un attimo mi concentro e cerco di seguire la dinamica.. rischio quasi di appassionarmi...
Ogni tanto appare qualche Avvocato in ritardo sul ruolino di marcia che fa aggiornare le udienze.. la mia cartellina perde posizioni che è un piacere, non mio beninteso..
Arrivano nell'ordine un Avvocato di Bologna che aveva trovato traffico sulla A1 per l'udienza delle 930, un altro al quale avevano rubato la toga e un altro ancora che non si ricordava se la sua udienza era fissata per oggi... ovviamente si, ed era una di quelle poco prima della mia...
Mi sento quasi in colpa per aver pensato male del mio...
Mi sorbisco ben sei udienze... tutte con risultati alterni... le prime due rinviate per assenza del teste, tutte con l'imputato in contumacia, si.. avete letto bene, in contumacia e non potete capire la soddisfazione di poter sentir certe parole, accanto a me adesso un pavone passerebbe inosservato, contumacia è propria di questo mondo ed io l'ho sentita in diretta, mi sento quasi figo, ma solo per due secondi sia chiaro; ben due assoluzioni e, badate bene, per ben due volte il giudice si è pure ritirato in camera di consiglio... un giorno in pretura in prima visione e io sono nel back stage col pass del regista...
Nel frattempo riemerge il vulcaniano... io mi ero defilato nella zona precancellino... dove nei film, ma anche nella realtà, adesso lo posso dire, si siede il pubblico... lo vedo che parlotta un attimo col pm e poi volta lo sguardo verso di me... smorfia un attimo e mi soffia sottovoce:" manca il teste, si rinvia"
..notare che sono le 12e40...
Lo guardo un pò perplesso e gli rimando:"cioè?"
Avv.:"cioè manca il teste e si rinvia l'udienza"... ah, beh adesso è molto più chiaro..
Alle tredici e dieci, dopo due ore e quaranta, ecco il nostro turno...
Non facciamo in tempo neanche a metterci a sedere, il vulcaniano indossa ancora mezza toga e mentre tenta di tirar su la spalla destra, un po' come facevamo da piccini per tirar su lo zaino della scuola, il pm ci sega le gambe in tre secondi netti togliendomi anche l'ultima speranzuccia, quella che hai anche quando tutto dice il contrario:"sig. Giudice, ho la giustifica per l'assenza del teste.."
Il gelo... perché dentro di me fantasticavo un po' come durante l'ultima di campionato quando finimmo per perdere il terzo posto per un rigore inesistente per il Milan e lo sapevamo già che sarebbe andata così..
Il gelo... perché dentro di me fantasticavo un po' come durante l'ultima di campionato quando finimmo per perdere il terzo posto per un rigore inesistente per il Milan e lo sapevamo già che sarebbe andata così..
L'Avv. si gira col sorrisino del telavevodettoio e mi fa:"si rinvia.. e cmq si sarebbe rinviato lo stesso perchè la documentazione vedrai non andava bene.." ridagli..
Tre minuti di teatrino per arrivare a definire data e ora della nuova udienza..
Usciamo dall'aula che battono appena venti minuti dopo il tocco...
Saluto il vulcaniano cercando di fargli arrivare tutto il mio disprezzo nell'arrivederci più balogio che poteva uscirmi dalla bocca...
Rispondo ai msg che nel frattempo mi avevano raggiunto e arrivo alla 307 completamente svuotato..
mi chiedo più volte dove e soprattutto chi sta sbagliando in tutta la filiera... non mi capacito, non arrivo a capire quanto possa essere difficile adesso che la patente me l'han tolta per sei mesi, ho fatto tutte le analisi del caso, più di una volta, mi han reso la patente da tre anni esatti e ho già i contatti per il famosi lavori di pubblica utilità... devo semplicemente scontare la pena e qualcuno nel percorso trova il modo per rallentare tutto...
Josef K. fece una brutta fine e fortunatamente non siamo a inizio 900, ma la sensazione del pacco postale, dell'ignorare completamente le motivazioni di questi continui fermi, l'impressione di esser parte di un ingranaggio nascosto dal quale non si riesce ad uscire la sento forte.. è un pò come sentirsi l'unico che vede l'uscita, indicarla e accorgersi che tutti voltano lo sguardo... Hai voglia ad urlare...
giovedì 10 ottobre 2013
".. la spontaneità, non perdiamola.."
Arrivano all'improvviso... manco te ne accorgi e già sei li a riderci su come un bimbo..
Intuizioni perfino geniali che in pochi sanno apprezzare... ed in pochi hanno il piacere di avere...
Finisce così che solo chi vive sulla stessa lunghezza d'onda non si sforza nemmeno per tirarne fuori quasi una dietro l'altra... e in quei pochi singolari casi non vanno perse... anzi, spesso par di leggere nell'espressione quasi un "me l'aspettavo"... non è roba per tutti sia chiaro, ma soprattutto si badi bene che non tutto dipende dal contenuto, risulta fondamentale persino la melodia con cui si esprimono certe affermazioni, il timbro di voce è determinante come e quanto l'espressione del viso, la mimica perfino detta legge in codeste circostanze... non tutti e non per tutti... esistono si quelli che si credono perfetti per la parte, che ci si calano paiono nati per esprimere certi concetti, ma si vede da Marte che fan fatica, che non son naturali... non gli appartengono certe smorfie, certe esclamazioni... nossignori, non ci si casca se non lo si vuole per principio... e così vale per chi riceve, per chi ascolta... non tutti siam nati per aver l'orecchio fino che fa filtro ad un intelletto sveglio, vispo e pronto... ma mica si parla di premi nobel.. semplicemente di identici registri... di trame orlate a garbo già da madre natura, con intrecci perfetti e disegni unici... avessero un suono, somiglierebbero ad un click di un lucchetto... avrebbero la forma di un pezzo di puzzle... potrebbero esser distanti mille miglia, non guardarsi neanche se vicini un metro.. ma certe corde le san toccare solo loro... hanno un plettro che pare scontato, ma solo loro lo sanno usare come Dio comanda...
Ecco che nascono storie a bruciapelo, con i migliori protagonisti, un cast d'eccezione che risulta ai più sconosciuto... ma la voce fuori campo racconta ora dolcemente, ora a ritmo incalzante di avvenimenti che parlan di quotidianità, di persone vicine ancorché di fantasia... ecco che la trama diventa prima storia, poi racconto e adesso vita... e parlar di Cordo e Fune come se si fosse tra i banchi al mercato non meraviglia proprio nessuno se non gli astanti inconsapevoli...
Ecco che ribattezzar ruoli e figure diventa perfino consuetudine, animata e simpatica...
Ecco che certe storie nate a braccio come tra due commedianti su di un palco hanno il sapor di verità, di vita vera e consumata... che sfiorisce sempre in una risata voluta, spontanea e gustosa..
Ecco che occhi socchiusi, come quella finestra che da sulla piazza, danno vita a razze impensabili del più conosciuto lupo che da Mannaro spesso rischia di diventar Mannaggia..
Ecco che parte una sequenza di fiocchi che sembrano venir su da se, come dal nulla, per molti, ma non per loro, si allacciano da soli, senza troppi fronzoli, ma con tanta fantasia, si allargano e si stringono a piacer loro finendo per delineare meglio d'uno scatto il profilo del più feroce rispetto a quello che non va oltre lo sbadiglio...
Perchè si sa che il Lupo Mannaro, creatura mostruosa, mitologica detto anche Lupo mangiatore di Uomini è in realtà un essere umano condannato da una maledizione a prender la forma del Lupo, determinato, violento che non risparmia nessuno, mentre il Lupo Mannaggia risulta spesso addormentato, più tontolone, spesso richiamato all'attenzione proprio dal Lupo Mannaro perchè si perde nel suo mondo... il Mannaggia segue ammirato il Mannaro ma non fa niente per somigliargli, un pò per fatica, un pò per incapacità, svogliatezza... di base è sdatto... dipendesse da lui, la sua specie non avrebbe rischiato l'estinzione, si sarebbe estinta e basta, ma spesso gli dan la parte del coprotagonista, sfortunatino che fa ridere... e così si salva in calcio d'angolo per la simpatia che riesce a trasmettere... è un pò il picchiatello di famiglia, un combinaguai che il fratello maggiore, il Mannaro, spesso si dimentica di ricordare per la vergogna, il primo esce spesso da solo, mentre il secondo vorrebbe seguir le orme del maggiore, senza però tutto quell'ardire e quell'altezzosità che lo contraddistingue.. il Mannaggia spesso rinuncia alla delega e si sostituisce nel fare anche se non sarebbe compito suo... il Mannaro impone, ordina... è imperativo anche nell'ordinare un negroni al bar... il Mannaggia finisce col bere un succo qualsiasi anzi "quel che ti capita per le mani" dice spesso alla barista.. il Mannaggia non lo si vede mai attaccar un gregge.. spesso si sofferma incantato a spuntar margherite mentre sullo sfondo il Mannaro si sfianca rincorrendo le povere pecore che finiscono con lo svenir dalla paura... il Mannaggia prende il diploma per il rotto della cuffia, il Mannaro incute timore perfino ai professori della commissione d'esame... c'è un rapporto di amore-odio tra i due, ma solo il Mannaro ne è consapevole, il Mannaggia lo guarda sempre con un sorrisino ebete... non si pone domande il Mannaggia e quando lo fa ci si arrota sopra uscendone con mille risposte, tutte giuste e tutte sbagliate, il Mannaggia è quello che non capisce le promo 3per2, che parcheggia e non manca mai il marciapiede, il Mannaggia ride anche quando non ci sarebbe da ridere.. Fisicamente poi, siamo agli antipodi, il Mannaro è uno sportivo nato, aitante.. pronto e scattante.. Agonismo puro.. Il Mannaggia manco a dirlo sta alla corsa come un gatto all'acqua, non concepisce la competizione figurarsi l'allenamento, è sgraziato nei movimenti, chi l'ha visto saltare la corda ancora non si spiega come ne sia uscito vivo.. Seccaticcio e spettinato quanto prestante e rileccato risulta invece il Mannaro.. Spesso finisce con l'innamorarsi di donne impossibili, ma non fa niente per palesar loro il sentimento che lo sfinisce in un brodo di giuggiole, inutile star qui a raccontarsi le innumerevoli conquiste del Mannaro, capirete..
Tutto sommato il Lupo Mannaggia non esce mai sottodimensionato dal confronto col Lupo Mannaro, ma solo grazie alla sensibilità di chi lo racconta... spesso lo si preferisce al Mannaro proprio per questo suo esser defilato e spiccatamente fuori luogo ogni dove...
Son queste le perle improvvise che escon quando meno te lo aspetti finendo per unire ancor di più sceneggiatori e attori che son sempre gli stessi, amano scambiarsi di ruolo, senza avvisarsi per giunta, con la stessa facilità con cui Brachetti si cambia d'abito in scena.. ed è questa, badate bene, la parte più bella, perchè certe affinità non son come le viole, non sfioriranno mai...
Intuizioni perfino geniali che in pochi sanno apprezzare... ed in pochi hanno il piacere di avere...
Finisce così che solo chi vive sulla stessa lunghezza d'onda non si sforza nemmeno per tirarne fuori quasi una dietro l'altra... e in quei pochi singolari casi non vanno perse... anzi, spesso par di leggere nell'espressione quasi un "me l'aspettavo"... non è roba per tutti sia chiaro, ma soprattutto si badi bene che non tutto dipende dal contenuto, risulta fondamentale persino la melodia con cui si esprimono certe affermazioni, il timbro di voce è determinante come e quanto l'espressione del viso, la mimica perfino detta legge in codeste circostanze... non tutti e non per tutti... esistono si quelli che si credono perfetti per la parte, che ci si calano paiono nati per esprimere certi concetti, ma si vede da Marte che fan fatica, che non son naturali... non gli appartengono certe smorfie, certe esclamazioni... nossignori, non ci si casca se non lo si vuole per principio... e così vale per chi riceve, per chi ascolta... non tutti siam nati per aver l'orecchio fino che fa filtro ad un intelletto sveglio, vispo e pronto... ma mica si parla di premi nobel.. semplicemente di identici registri... di trame orlate a garbo già da madre natura, con intrecci perfetti e disegni unici... avessero un suono, somiglierebbero ad un click di un lucchetto... avrebbero la forma di un pezzo di puzzle... potrebbero esser distanti mille miglia, non guardarsi neanche se vicini un metro.. ma certe corde le san toccare solo loro... hanno un plettro che pare scontato, ma solo loro lo sanno usare come Dio comanda...
Ecco che nascono storie a bruciapelo, con i migliori protagonisti, un cast d'eccezione che risulta ai più sconosciuto... ma la voce fuori campo racconta ora dolcemente, ora a ritmo incalzante di avvenimenti che parlan di quotidianità, di persone vicine ancorché di fantasia... ecco che la trama diventa prima storia, poi racconto e adesso vita... e parlar di Cordo e Fune come se si fosse tra i banchi al mercato non meraviglia proprio nessuno se non gli astanti inconsapevoli...
Ecco che ribattezzar ruoli e figure diventa perfino consuetudine, animata e simpatica...
Ecco che certe storie nate a braccio come tra due commedianti su di un palco hanno il sapor di verità, di vita vera e consumata... che sfiorisce sempre in una risata voluta, spontanea e gustosa..
Ecco che occhi socchiusi, come quella finestra che da sulla piazza, danno vita a razze impensabili del più conosciuto lupo che da Mannaro spesso rischia di diventar Mannaggia..
Ecco che parte una sequenza di fiocchi che sembrano venir su da se, come dal nulla, per molti, ma non per loro, si allacciano da soli, senza troppi fronzoli, ma con tanta fantasia, si allargano e si stringono a piacer loro finendo per delineare meglio d'uno scatto il profilo del più feroce rispetto a quello che non va oltre lo sbadiglio...
Perchè si sa che il Lupo Mannaro, creatura mostruosa, mitologica detto anche Lupo mangiatore di Uomini è in realtà un essere umano condannato da una maledizione a prender la forma del Lupo, determinato, violento che non risparmia nessuno, mentre il Lupo Mannaggia risulta spesso addormentato, più tontolone, spesso richiamato all'attenzione proprio dal Lupo Mannaro perchè si perde nel suo mondo... il Mannaggia segue ammirato il Mannaro ma non fa niente per somigliargli, un pò per fatica, un pò per incapacità, svogliatezza... di base è sdatto... dipendesse da lui, la sua specie non avrebbe rischiato l'estinzione, si sarebbe estinta e basta, ma spesso gli dan la parte del coprotagonista, sfortunatino che fa ridere... e così si salva in calcio d'angolo per la simpatia che riesce a trasmettere... è un pò il picchiatello di famiglia, un combinaguai che il fratello maggiore, il Mannaro, spesso si dimentica di ricordare per la vergogna, il primo esce spesso da solo, mentre il secondo vorrebbe seguir le orme del maggiore, senza però tutto quell'ardire e quell'altezzosità che lo contraddistingue.. il Mannaggia spesso rinuncia alla delega e si sostituisce nel fare anche se non sarebbe compito suo... il Mannaro impone, ordina... è imperativo anche nell'ordinare un negroni al bar... il Mannaggia finisce col bere un succo qualsiasi anzi "quel che ti capita per le mani" dice spesso alla barista.. il Mannaggia non lo si vede mai attaccar un gregge.. spesso si sofferma incantato a spuntar margherite mentre sullo sfondo il Mannaro si sfianca rincorrendo le povere pecore che finiscono con lo svenir dalla paura... il Mannaggia prende il diploma per il rotto della cuffia, il Mannaro incute timore perfino ai professori della commissione d'esame... c'è un rapporto di amore-odio tra i due, ma solo il Mannaro ne è consapevole, il Mannaggia lo guarda sempre con un sorrisino ebete... non si pone domande il Mannaggia e quando lo fa ci si arrota sopra uscendone con mille risposte, tutte giuste e tutte sbagliate, il Mannaggia è quello che non capisce le promo 3per2, che parcheggia e non manca mai il marciapiede, il Mannaggia ride anche quando non ci sarebbe da ridere.. Fisicamente poi, siamo agli antipodi, il Mannaro è uno sportivo nato, aitante.. pronto e scattante.. Agonismo puro.. Il Mannaggia manco a dirlo sta alla corsa come un gatto all'acqua, non concepisce la competizione figurarsi l'allenamento, è sgraziato nei movimenti, chi l'ha visto saltare la corda ancora non si spiega come ne sia uscito vivo.. Seccaticcio e spettinato quanto prestante e rileccato risulta invece il Mannaro.. Spesso finisce con l'innamorarsi di donne impossibili, ma non fa niente per palesar loro il sentimento che lo sfinisce in un brodo di giuggiole, inutile star qui a raccontarsi le innumerevoli conquiste del Mannaro, capirete..
Tutto sommato il Lupo Mannaggia non esce mai sottodimensionato dal confronto col Lupo Mannaro, ma solo grazie alla sensibilità di chi lo racconta... spesso lo si preferisce al Mannaro proprio per questo suo esser defilato e spiccatamente fuori luogo ogni dove...
Son queste le perle improvvise che escon quando meno te lo aspetti finendo per unire ancor di più sceneggiatori e attori che son sempre gli stessi, amano scambiarsi di ruolo, senza avvisarsi per giunta, con la stessa facilità con cui Brachetti si cambia d'abito in scena.. ed è questa, badate bene, la parte più bella, perchè certe affinità non son come le viole, non sfioriranno mai...
giovedì 3 ottobre 2013
... le nubi sono già più in là..
Mi rintrona quasi nella testa quella mia frasuccia da sbruffoncello di un decennio fa.. oddio, saranno anche quindici anni fa.. "è un mestiere che potrò far bene fino a trentacinque anni, poi van tirati i remi in barca, sarà il vento a spingere"... lungimirante il ragazzo.. ma poco concreto visto che anche oggi son entrato che il sole ancora sbadigliava e quasi lo sentivo starnutire perchè appena sveglio e son uscito che la luna la faceva già da padrona, con quel sorrisino spavaldino di chi ha vinto.. perché é palese che é la luna ad aver vinto, se ne va la mattina per scelta, è stanca, mentre la sera il sole mica sceglie, le deve far posto, si vede lontano un miglio che le tenta tutte pur di rimanere, va giù pianissimo, al rallentatore, tira su dei tramonti roba da urlo, i famosi rossi di sera, tutti a guardare se ce la fa, niente, duro, non capisce e lei arriva sempre, non sbaglia un colpo, non salta un giorno, non é per niente facile essere il sole...
Le scalette del centralino, azzardo... probabilmente di ogni centralino dotato di scalette, sembran fatte apposta per recuperare il ritmo giusto... osservi il tutto dall'alto e le gambe conoscono bene la strada da fare, non ci pensa neanche più la testa a guidare, no no.. certi passi oramai son talmente abituali che li potrei disegnare.. abitudinario l'uomo... inconsapevolmente nella maggior parte dei casi e non perché questo provochi particolari piaceri e sicurezze irrinunciabili, semplicemente perché é quel che si fa da sempre o almeno da più tempo.. per arrivare alla 307 non mi trovo quindi a dover prender decisioni particolarmente dure, spesso m'infilo, come altri, nel bel mezzo della carreggiata e mi lascio guidare dalla memoria..
Il cielo sopra Lastra a volte regala attimi di incomprensibile bellezza... si, incomprensibile perché la natura spesso finisce col meravigliarti proprio quando meno te lo aspetti e dove non penseresti sarebbe possibile... ti ritrovi ad ammirar colori che stan sempre di casa lassù a queste ore, ma é il punto di vista che li rende specialmente accattivanti... è un pò come trovare una rosa sull'asfalto o che so, un portiere nella rosa della Fiorentina quest'anno, mica te l'aspetteresti..
Accendere la radio è un pò come girar la chiave e dare gas... ma badate bene, c'è una trama anche in queste piccole azioni... e se ci pensate niente é fatto a caso, tutto ha una sua priorità... Anche se, senza saperlo tra l'altro, ed è chiaro che la magia soprattutto sta nel farle certe cose senza esserne consapevole, ho provato anche a partire in seconda o col freno a mano tirato, sulle prime incazzandomi anche e deciso pure..
Il fatto é che sembra esserci una clessidra interna che non ti permette di essere certo, nel tempo, che il tutto poi si riproponga eternamente con lo stesso ritmo... a dire il vero alcuni sembrano averla in pausa quella clessidra, così come ci son quelli che se la rigirano sudati nemmeno fossero in Sauna... qualcuno che ancora mi osserva da lontano ama definire quel momento in cui allunghiamo la mano per girarla "un divenire", io in quei casi "sgomito"... mi van strette certe abitudini e mica lo so, sento solo che ho da cambiar strada sennò poi si rischia di caracollare su se stessi, abbassare l'asse dello sguardo e non veder più in là di una decina di mattonelle, che hai voglia ad alzarti bene la mattina e partir impennando su una ruota, ti ci vuole qualcuno che ti dia una mano a girar la rotellina la dietro e che ti dia la spinta altrimenti rischi di far come quei giochini che trovato il muro seguitano delle ore a puntellarlo finché non li giri... Quel divenire ha un suo inizio e una sua fine perché non sarebbe sopportabile e neanche giusto uno sgomitìo continuo... anche fisicamente intendo... e non arriva ne per caso e alla cazzo di cane, arriva quando ha da esserci... fato, destino, Paolo Fox, la mamma, la nonna, l'amico, l'illuminazione in pieno stile Blues Brothers... ci si può attaccare a tutto, ma siamo noi alla guida e si può ignorare quanto si vuole, giratevi pure dalla parte opposta ma è solo un rinvio.. alla Neto per giunta, tutte palle perse in maratona...
La radio a certe ore é un pò come il governicchio Letta: inutile... puoi doppiar le frequenze, fare anche il terzo giro e sembran tutti presi dal volerti informare, raccontare... non c'è traccia d'una canzone e quando la trovi ovviamente è a fine spartito o sembra tu stia attraversando il triangolo delle Bermuda, ancora non mi spiego che cazzo di ripetitori usano in Vaticano.. l'Ipod se la gioca con un cd e spesso vince.. il random ha gioco facile e si porta con se quel brividino da punto interrogativo che lo esaltano finendo per sopravvalutarlo, ma tant'è e l'indice da il via ad una cover che il buon Francuzzo ha sapientemente reinterpretato lasciata a mezzo con l'ultimo play...
Esco dal parcheggio e imbocco la rotondina mentre il maestro mi soffia negli orecchi che si muore un pò per poter vivere ed io mi accodo, brillantemente tra l'altro, con un arrivederci Amore ciao che mi rammenta d'acchito un Amore, tesoro, buccia di pomodoro tuttora in auge nella mia testina.. ovviamente accompagno la musica con il famoso refrain na, na, na, naaa, naa, naa, naa, naaaaa.. padroneggiato dai più specie quando ci si vuole forzatamente arrampicare in acuti fuori controllo degni delle migliori corride di Corrado...
La mente poi fa il resto... da se, in maniera del tutto autoritaria, mica chiede il permesso... decisa..
E' un pò come quando certe sere su YouTube parto per riveder, che so, un pezzo di Vacanze di Natale e dopo mezz'ora, a furia di correlati, mi ritrovo a cercar di capire che cazzo sono le scie chimiche convinto anche di aver fatto la scoperta che devo correre a condividere tra l'altro... ecco, solo in queste occasioni, ma solo in queste sia chiaro, arrivo perfino a capire e giustificare il mi babbo quando d'improvviso, tra una forchettata e un'altra, apre bocca e termina a voce alta la frase che in realtà ha iniziato tipo un paio di minuti prima in modalità mute dentro qualche ingranaggio che gli gira in testa e alle primissime nostre facce sbigottite quasi sbuffa buttando gli occhi al cielo perché incompreso... adesso, dopo anni di tirocinio, è tutto un teatrino che prevede ruoli ben definiti, lui si parla quel minuto addosso, come fosse dietro le quinte, poi entra in scena, noi fingiamo due secondi due di interdizione, talvolta mimando, quando siamo in forma ué (cit.), anche interessata curiosità, lui ruota gli occhi, sbuffa e arriviamo col famoso battibaleno ai titoli di coda prendendolo allegramente per il culo, il the end lo dichiara sempre lui con il famoso "tanto con voi non si può mai parlare"...
Mi ritrovo quindi sulla FiPiLi con la cupola che mi saluta stanca di laggiù, a ripensare a quelle due righe che mi son ritrovato davanti qualche giorno prima.. ed è verissimo che lasciare dietro una parte di noi porta con sè inevitabilmente un pò di malinconia, tutti i cambiamenti, anche i più desiderati hanno la loro dose di infelicità.. e come mi ricorda più allegramente Battiato si muore un pò per poter vivere... ma se son quel che sono adesso lo devo anche a tutti quei momenti là...
Le scalette del centralino, azzardo... probabilmente di ogni centralino dotato di scalette, sembran fatte apposta per recuperare il ritmo giusto... osservi il tutto dall'alto e le gambe conoscono bene la strada da fare, non ci pensa neanche più la testa a guidare, no no.. certi passi oramai son talmente abituali che li potrei disegnare.. abitudinario l'uomo... inconsapevolmente nella maggior parte dei casi e non perché questo provochi particolari piaceri e sicurezze irrinunciabili, semplicemente perché é quel che si fa da sempre o almeno da più tempo.. per arrivare alla 307 non mi trovo quindi a dover prender decisioni particolarmente dure, spesso m'infilo, come altri, nel bel mezzo della carreggiata e mi lascio guidare dalla memoria..
Il cielo sopra Lastra a volte regala attimi di incomprensibile bellezza... si, incomprensibile perché la natura spesso finisce col meravigliarti proprio quando meno te lo aspetti e dove non penseresti sarebbe possibile... ti ritrovi ad ammirar colori che stan sempre di casa lassù a queste ore, ma é il punto di vista che li rende specialmente accattivanti... è un pò come trovare una rosa sull'asfalto o che so, un portiere nella rosa della Fiorentina quest'anno, mica te l'aspetteresti..
Accendere la radio è un pò come girar la chiave e dare gas... ma badate bene, c'è una trama anche in queste piccole azioni... e se ci pensate niente é fatto a caso, tutto ha una sua priorità... Anche se, senza saperlo tra l'altro, ed è chiaro che la magia soprattutto sta nel farle certe cose senza esserne consapevole, ho provato anche a partire in seconda o col freno a mano tirato, sulle prime incazzandomi anche e deciso pure..
Il fatto é che sembra esserci una clessidra interna che non ti permette di essere certo, nel tempo, che il tutto poi si riproponga eternamente con lo stesso ritmo... a dire il vero alcuni sembrano averla in pausa quella clessidra, così come ci son quelli che se la rigirano sudati nemmeno fossero in Sauna... qualcuno che ancora mi osserva da lontano ama definire quel momento in cui allunghiamo la mano per girarla "un divenire", io in quei casi "sgomito"... mi van strette certe abitudini e mica lo so, sento solo che ho da cambiar strada sennò poi si rischia di caracollare su se stessi, abbassare l'asse dello sguardo e non veder più in là di una decina di mattonelle, che hai voglia ad alzarti bene la mattina e partir impennando su una ruota, ti ci vuole qualcuno che ti dia una mano a girar la rotellina la dietro e che ti dia la spinta altrimenti rischi di far come quei giochini che trovato il muro seguitano delle ore a puntellarlo finché non li giri... Quel divenire ha un suo inizio e una sua fine perché non sarebbe sopportabile e neanche giusto uno sgomitìo continuo... anche fisicamente intendo... e non arriva ne per caso e alla cazzo di cane, arriva quando ha da esserci... fato, destino, Paolo Fox, la mamma, la nonna, l'amico, l'illuminazione in pieno stile Blues Brothers... ci si può attaccare a tutto, ma siamo noi alla guida e si può ignorare quanto si vuole, giratevi pure dalla parte opposta ma è solo un rinvio.. alla Neto per giunta, tutte palle perse in maratona...
La radio a certe ore é un pò come il governicchio Letta: inutile... puoi doppiar le frequenze, fare anche il terzo giro e sembran tutti presi dal volerti informare, raccontare... non c'è traccia d'una canzone e quando la trovi ovviamente è a fine spartito o sembra tu stia attraversando il triangolo delle Bermuda, ancora non mi spiego che cazzo di ripetitori usano in Vaticano.. l'Ipod se la gioca con un cd e spesso vince.. il random ha gioco facile e si porta con se quel brividino da punto interrogativo che lo esaltano finendo per sopravvalutarlo, ma tant'è e l'indice da il via ad una cover che il buon Francuzzo ha sapientemente reinterpretato lasciata a mezzo con l'ultimo play...
Esco dal parcheggio e imbocco la rotondina mentre il maestro mi soffia negli orecchi che si muore un pò per poter vivere ed io mi accodo, brillantemente tra l'altro, con un arrivederci Amore ciao che mi rammenta d'acchito un Amore, tesoro, buccia di pomodoro tuttora in auge nella mia testina.. ovviamente accompagno la musica con il famoso refrain na, na, na, naaa, naa, naa, naa, naaaaa.. padroneggiato dai più specie quando ci si vuole forzatamente arrampicare in acuti fuori controllo degni delle migliori corride di Corrado...
La mente poi fa il resto... da se, in maniera del tutto autoritaria, mica chiede il permesso... decisa..
E' un pò come quando certe sere su YouTube parto per riveder, che so, un pezzo di Vacanze di Natale e dopo mezz'ora, a furia di correlati, mi ritrovo a cercar di capire che cazzo sono le scie chimiche convinto anche di aver fatto la scoperta che devo correre a condividere tra l'altro... ecco, solo in queste occasioni, ma solo in queste sia chiaro, arrivo perfino a capire e giustificare il mi babbo quando d'improvviso, tra una forchettata e un'altra, apre bocca e termina a voce alta la frase che in realtà ha iniziato tipo un paio di minuti prima in modalità mute dentro qualche ingranaggio che gli gira in testa e alle primissime nostre facce sbigottite quasi sbuffa buttando gli occhi al cielo perché incompreso... adesso, dopo anni di tirocinio, è tutto un teatrino che prevede ruoli ben definiti, lui si parla quel minuto addosso, come fosse dietro le quinte, poi entra in scena, noi fingiamo due secondi due di interdizione, talvolta mimando, quando siamo in forma ué (cit.), anche interessata curiosità, lui ruota gli occhi, sbuffa e arriviamo col famoso battibaleno ai titoli di coda prendendolo allegramente per il culo, il the end lo dichiara sempre lui con il famoso "tanto con voi non si può mai parlare"...
Mi ritrovo quindi sulla FiPiLi con la cupola che mi saluta stanca di laggiù, a ripensare a quelle due righe che mi son ritrovato davanti qualche giorno prima.. ed è verissimo che lasciare dietro una parte di noi porta con sè inevitabilmente un pò di malinconia, tutti i cambiamenti, anche i più desiderati hanno la loro dose di infelicità.. e come mi ricorda più allegramente Battiato si muore un pò per poter vivere... ma se son quel che sono adesso lo devo anche a tutti quei momenti là...
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